Siamo tutti francesi. Ma ora serve reagire.

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Le immagini da Parigi ci sconvolgono. Ma non possiamo continuare a stare fermi

Le immagini da Parigi ci sconvolgono. Ma non possiamo continuare a stare fermiSiamo tutti francesi. Ma ora serve reagire.Foto 1 - Le immagini da Parigi ci sconvolgono. Ma non possiamo continuare a stare fermi
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Siria: due omosessuali lapidati a morte dall'ISISFoto 7 - E' successo di nuovo, questa volta ad Aleppo, in Siria: lapidati.
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Siria: due omosessuali lapidati a morte dall'ISISFoto 8 - E' successo di nuovo, questa volta ad Aleppo, in Siria: lapidati.
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Siria: due omosessuali lapidati a morte dall'ISISFoto 5 - E' successo di nuovo, questa volta ad Aleppo, in Siria: lapidati.
Siria: due omosessuali lapidati a morte dall\
Nuova condanna a morte dell'ISIS: le immagini shockFoto 4 - Condannato a morte: un uomo gay viene buttato giù da un tetto di un palazzo
Nuova condanna a morte dell\
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E’ retorica pura aprire Gay.it così stamani. Ma non possiamo fare diversamente, perchè quanto è accaduto in una capitale europea che tutti noi amiamo profondamente, baguette sotto l’ascella a parte, ci tocca molto da vicino. Siamo europei, lo siamo convinti e lo siamo soprattutto noi omosessuali, molti dei quali hanno un concetto del viaggio e un’idea della nazione diversa, più labile, più culturale, più elaborato, più moderna.

E l’islamismo integralista ha colpito molti di noi, in Europa e nel Mondo. Basti ricordare le crudeli e terribili scene di morte, con lapidazione o altri mezzi disumani, di tanti, troppi omosessuali nelle terre conquistate con la forza dallo Stato Islamico dell’ISIS (leggi qui, qui e qui).

Non siamo guerrafondai, lo sappiamo. Non lo saremo mai. E la prima reazione DEVE essere quella che non vinca la paura ed i Salvini di turno: conquistiamoci le piazze, le città, facciamo trionfare i nostri valori, la nostra cultura, la nostra società. Se è il momento di rivendicare con orgoglio i nostri valori di democrazia, di cultura, di solidarietà di internazionalismo, questo è il momento buono.

Ma tutto ciò, purtroppo, non basta. Ora che poi il leader del più potente paese al mondo, Barack Obama, non lo è neppure lui a differenza dei suoi predecessori, possiamo stare sereni che se reazione ci sarà, sarà commisurata. Norberto Bobbio, un grande filosofo e politologo italiano, negli anni ’90 teorizzo “la guerra giusta”.

Era il 15 gennaio del 1991, poche ore prima che scadesse l’ultimatum del Consiglio di Sicurezza dell’Onu all’Iraq di Saddam Hussein, quando Bobbio rilasciò una breve dichiarazione al Tg3 regionale del Piemonte sulla guerra che, di lì a poco, sarebbe effettivamente incominciata. Bobbio si soffermò su due domande,considerando se la guerra fosse giusta e, oltre che giusta, potesse essere efficace. «Per quanto riguarda il primo problema», affermò il filosofo torinese, «la risposta è indubbia: è una guerra giusta perché è fondata su un principio fondamentale del diritto internazionale che è quello che giustifica la legittima difesa». E poi, continuò Bobbio, «la guerra sarà efficace innanzi tutto se è vincente; in secondo luogo, se è rapida rispetto al tempo e se è limitata rispetto allo spazio, nel senso che sia ristretta al teatro di guerra dell’Iraq».

Ecco, rileggere quel libro alla luce di ciò che è accaduto ieri notte a Parigi o la settimana scorsa in Egitto, paese che in un’area incandescente, a due passi da Israele, è messo allo stremo da un attacco alla sua primaria fonte di economia e cioè il turismo, ci fa riflettere sulla necessità immediata di un intervento netto, veloce, efficace contro chi vuole mettere in discussione i valori della civiltà occidentale. Questo sarebbe giusto fare oggi.

Alessio De Giorgi

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