173 parlamentari del Pdl firmano documento contro nozze gay

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"Contro la decostruzione della famiglia basata sul matrimonio" in 173 tra deputati e senatori presentano un documento che alza un muro sul matrimonio gay. Arcigay: "Campagna elettorale da...

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“Vogliamo una società ispirata a valori ben fondati nella nostra tradizione culturale e nella Carta costituzionale, e per questo ci opponiamo a qualsiasi tentativo di decostruzione della famiglia basata sul matrimonio, che resta il cuore della eccezione italiana”. E’ quanto riporta un documento del Pdl su unioni civili e matrimoni gay, i cui primi firmatari sono Eugenia Roccella, Raffaele Calabrò, Alfredo Mantovano, Maurizio Gasparri, Maurizio Sacconi e Gaetano Quagliariello. Il testo è stato sottoscritto da 173 tra deputati e senatori del Pdl e da alcuni parlamentari di altri partiti quali Stefania Craxi, Valerio Carrara, Maria Giuseppa Castiglione, Roberto Centaro, Mario Ferrara, Alberto Filippi, Salvo Fleres. Secondo i firmatari i precedenti documenti elaborati in materia dal Pd e dall’Udc “non hanno chiarito a sufficienza i nodi reali della questione, le concrete opzioni in campo, i diversi orientamenti culturali che le ispirano”. “Il primo punto sul quale richiamare l’attenzione – si legge – è quello per cui l’introduzione del matrimonio omosessuale nel nostro ordinamento giuridico non è e non potrebbe essere una proposta reale e attuale da parte di nessun partito”.

Sarebbe necessario a tal proposito “una modifica della Costituzione: impresa nella quale nessuna forza politica può o vuole al momento cimentarsi”.

Lo spettro vero, quindi, non sono tanto le unioni civili, quanto il matrimonio gay nei confronti del quale il Pdl, e non solo, è determinato ad alzare un vero e proprio muro. Il documento boccia iniziative considerate ideologiche e gli atti simbolici “compiuti per creare consenso” come i registri istituiti in alcune città come Milano. Secondo i firmatari del documento, lo Stato deve limitarsi a “disciplinare e a dare forma giuridica alle unioni che rivestono una funzione sociale e in quanto tali accanto al godimento di diritti contemplino l’adempimento di doveri e l’assunzione di responsabilità”. “Differente – si legge nel testo – è il discorso dei diritti che il nostro ordinamento riconosce ai componenti di una coppia di fatto. L’elenco delle previsioni normative già vigenti è articolato e copre quelle voci che spesso sono evocate a fondamento della richiesta di riconoscimento”. Ad esempio, è prevista “l’assistenza del convivente nei confronti del proprio partner (in base alla legge 1° aprile 1999 n. 91, il convivente viene informato e può decidere addirittura un’operazione di trapianto di organo)”.

”L’estensione al convivente di diritti riconosciuti al coniuge, derivante dalla legge ordinaria o dalla giurisprudenza – continuano deputati e senatori -, esiste già in tema di assistenza da parte dei consultori, di interdizione e inabilitazione, di figli, di successione nella locazione, di successione nell’abitazione di proprietà e nell’assegnazione di un alloggio popolare. Il partner di fatto ha titolo, a determinate condizioni, al risarcimento del danno subito dall’altro partner; perfino la legislazione sulle vittime di mafia o terrorismo non conosce trattamenti diversificati fra convivente e coniuge”.

Immediata, la reazione delle associazioni lgbt. “Impermeabili ai principi della Carta dei diritti fondamentali e dei Trattati europei, allergici alle senteze della corte costituzionale e della cassazione, ciechi sordi e muti di fronte ai cambiamenti della nostra società – si legge in una nota dell’associazione Certi Diritti -, si aggrappano a qualche risposta ideologica sul ruolo della famiglia e contro i desideri per non rispondere all’unica domanda a cui dovrebbero tentare di dare risposta: perchè?”.

Ovvero perché negare alle coppie gay quello che molte sentenze della corte Costituzionale hanno già definito un diritto. “Non è forse ideologica la vostra idea di famiglia e di società – continua la nota -, ovvero quanto di più distante dalla natura e dalla scienza ci possa essere, che giustifica tale sequela di luoghi comuni?”.

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Per Arcigay si tratta di una “campagna elettorale da spiaggia” fatta in maniera “grottesca e insieme avvilente,  mentre il Paese patisce le conseguenze di una crisi economica che il Pdl ha la responsabilità di avere negato e occultato”.

“Secondo dati ISTAT – precisa Paolo Patané, presidente di Arcigay – il 63 per cento degli italiani è favorevole alle unioni civili. Questo dato francamente ci rassicura e conforta: questi 173 campioni di intolleranza non siederanno fortunatamente nel prossimo Parlamento. Per vincere le prossime elezioni infatti occorreranno serietà , senso dello Stato, rispetto della società e dei cittadini e laicità e capacità di declinare una democrazia reale e contemporanea”.

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