30,000 fiaccole per dire stop ad ogni forma di razzismo

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5000 partecipanti secondo la questura, 30,000 per gli organizzatori. Numeri a parte, Roma è scesa in strada per dire basta all'intolleranza attraverso una fiaccolata simbolica, forse anche troppo...

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Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, il presidente della Provincia, Nicola Zingaretti, quello della Regione, Piero Marrazzo e il capo della comunità ebraica, Riccardo Pacifici.

E ancora, la deputata Paola Concia, Dario Franceschini, la segretaria generale dell’Ugl, Renata Polverini, il presidente del Consiglio comunale di Roma Marco Pomarici e l’assessore alle Politiche sociali del Campidoglio Sveva, Vladimir Luxuria, Imma Battaglia, Presidente Di Gay Project, e tanti altri volti, noti e non, dello spettacolo e della gente comune.

Una parte della capitale, 30,000 secondo gli organizzatori, 5,000 per la questura (probabilmente la verità si trova nel mezzo, a quota 10,000) si è ritrovata alle ore 19 in piazza Santi Apostoli per dire basta ad ogni forma di razzismo e ad ogni tipo di intolleranza. Basta alla violenza e all’omofobia. Basta a un’atmosfera che da mesi sta terrorizzando la città, stufa di dover sopportare autentici bollettini di guerra quotidiani, tra bombe molotov, pestaggi e coltelli.

Ricco, variopinto, silenzioso e al tempo stesso rumoroso, sorridente, gioioso e  colorato il corteo, che ha visto sfilare lungo i Fori Imperiali omosessuali, eterosessuali, extracomunitari, donne e uomini di colore, mamme, nonni, intere famiglie, bambini e anziani, per una volta tutti uniti sotto un’unica bandiera, quella della tolleranza e della ‘pace sociale’.

Una fiaccolata che da Piazza Santi Apostoli è giunta alle spalle del Colosseo, dove il Sindaco, il Presidente della Provincia e della Regione hanno preso parola, data loro da Paola Saluzzi,  confermando quanto detto alla vigilia.

"Roma questa sera dimostra ancora una volta di non avere paura. Nessun omosessuale, donna, bambino, anziano o extracomunitario va toccato! Non ci avete intimidito e non ci intimidirete".

Parole dure, pronunciate da tutte e tre le alte cariche politiche della città, per una volta finalmente sulla stessa linea d’onda. Parole dette a conclusione di una lunga ‘processione’ estremamente simbolica, forse troppo simbolica.

D’altronde i violenti, l’intolleranza, il razzismo e l’omofobia non si fermano di certo con le candele, ma attraverso leggi ad hoc che puniscano i colpevoli in maniera esemplare. Suscitata ed avuta una risposta da parte della città, è importante ora agire. Preso atto che parte della capitale vuole dire stop all’intolleranza, di qualsiasi colore essa sia, bisogna per forza di cose passare ad una fase successiva che vada oltre le manifestazioni di protesta, trasferendosi così dalla strada alle aule dei ‘poteri’ che contano.

A quelle candele, a quelle speranze e a quelle parole devono ora seguire i fatti, in modo che Roma e i suoi cittadini non debbano riscendere in strada per dire un’altra volta basta, basta alle promesse non mantenute.

 

 

di Federico Boni

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