A distruggere Arcigay ci pensa il suo presidente, non Gay.it

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I dietrologi accusano di avere mire politiche. I benaltristi sostengono che ci sono ben altri problemi. I più ingenui pensano: perché almeno noi gay non ci facciamo vedere...

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Giustamente in questi giorni, il presidente di Arcigay Aurelio

Mancuso ha provato a difendersi dai nostri articoli urlando al complotto contro Arcigay, ad un tentativo di delegittimarla alla vigilia del Gay Pride di Genova. Giustamente, ma dal suo punto di vista. Né dal punto di vista di Arcigay, né dal punto di vista dell’obiettività, ma solo dal suo personalissimo punto di vista: urlare al nemico esterno e mobilitarvi l’associazione contro è metodo da vecchio PCI, cultura della quale Mancuso è pienamente intriso.

Chi vi scrive, ha iniziato a militare dentro Arcigay all’età di vent’anni e lo ha fatto per 17 lunghissimi e straordinari anni. Prima nel circolo di Genova, poi in quello di Pisa, poi diventando presidente provinciale e quindi toscano di Arcigay. Quindi, in segreteria nazionale e pure tesoriere dell’associazione, carica da cui mi dimisi dopo soli quattro mesi per l’impossibilità materiale di gestire realmente quell’incarico. Sono ancora iscritto con la tessera numero 49: figuratevi voi che rapporto ho con la “mia” associazione. Penso sia un bellissimo cammino quello di Arcigay ed è con una punta di orgoglio che rifletto sul fatto che in Italia esiste, a differenza di altri paesi molto più avanzati, una associazione così radicata sul territorio, così ricca di tanti volontari.

Ho la patente quindi per poterne criticare la dirigenza, se permettete. Ce l’ho non solo come socio e come esponente della comunità lgbt italiana, ma anche proprio perché quell’associazione la conosco bene, molto bene, e mi ferisce vederla in questo stato.

Io non sono stato un grande sostenitore della presidenza di Sergio

Lo Giudice, che seguì quella di Franco Grillini e precedette quella di Aurelio Mancuso. L’ho criticato anche aspramente in alcune occasioni, ma lo votai convinto in congresso e feci pure parte della sua segreteria nazionale. Oggi, la presidenza di Sergio Lo Giudice, così troppo ecumenica e poco decisa, pare un eden rispetto a quella di Aurelio Mancuso, presidente autoritario, poco democratico, sempre iroso, che mette gli uni contro gli altri, che ha aperto ripetutamente faide interne e ha condotto l’associazione a fare tragici errori negli ultimi 24 mesi.

Cito solo quattro episodi, tra i tanti che potrei raccontare.

Il primo: la vicenda della sua candidatura. Poco dopo un congresso che sanciva il "distinti e distanti" dalla politica di Arcigay, Mancuso tenta disperatamente di candidarsi nelle fila della sinistra radicale, per poi fare marcia indietro quando la sua associazione gli si rivolta contro. Ma nel frattempo, critica la candidatura di Paola Concia nelle file del PD, che poi –una volta eletta – si è rivelata essere una delle migliori scelte del leader democratico Walter Veltroni.

Il secondo: la vicenda del Gay Pride nazionale. Mancuso decide di convocare unilateralmente il gay pride nazionale a Genova, solo per oscurare la notizia che sta per uscire – importante e assai positiva – che il Mario Mieli ha “vinto” la candidatura di Roma come sede dell’Europride nel 2011. In sostanza, l’Italia non ha un gay pride nazionale importante nella capitale – come a Madrid, Parigi o Londra – solo perché lì Arcigay è debole e lì c’è il circolo “concorrente”, e cioè il Mario Mieli. Vi pare sensato?

Il terzo: la vicenda di Povia a Sanremo. Mancuso ha regalato a un artista mediocre una campagna pubblicitaria milionaria, solo perché dalle prime anticipazioni della sua canzone il testo sembrava essere decisamente omofobico. Certo, quel testo contiene diversi errori ed è diseducativo, ma da qui a montare una campagna di stampa contro – soprattutto dopo l’intervento di Benigni a Sanremo – è davvero eccessivo. Tanto più quando poi la tanto annunciata manifestazione di protesta convocata da Mancuso è stato un flop con un centinaio di partecipanti.

Il quarto: l’incontro delle associazioni gay nazionali con Fini di un mese fa, dove Mancuso ha arbitrariamente escluso le associazioni della minoranza delle minoranze – i transessuali – ed altre importanti e di rilievo nazionale come Certi Diritti o il Mario Mieli. Con grande ira di tanti.

Gay.it non ci sta a fare la figura di quello che vuole distruggere Arcigay nazionale. Perchè siamo stati e vogliamo continuare a essere in prima fila a sostenere il movimento: ed è proprio per questo, per difendere il movimento, che siamo stati i primi a criticare esplicitamente questa presidenza.

Gay.it, in questi anni, pur con posizioni a volte critiche, è stato al

fianco del movimento in tutti i gay pride nazionali – Genova escluso -, di gran parte delle iniziative culturali del movimento, di alcune importanti iniziative no profit. Accusarlo di essere una macchina da soldi – peraltro con bilanci pubblici e pubblicati come tutte le società per azioni non quotate in borsa, che ci descrivono una realtà aziendale che guadagna (poco) solo da due anni – è come accusare Repubblica di volere banalmente solo il potere, e non accorgersi invece dell’enorme impatto in termini di informazione, cultura e servizi alla persona che il nostro gruppo da ogni anno a circa un milione di persone omosessuali nel nostro paese – tanti, all’incirca, sono gli utenti unici annuali del nostro network -.

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