ADDIO ALTMAN, MAESTRO ATTENTO ALLA REALTA’ GLBT

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A 81 anni, per un cancro, ci lascia il grande Robert Altman, uno dei massimi registi americani, sempre attento alla realtà glbt.

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Un cancro con cui lottava da 18 mesi è il responsabile della morte del grande regista Robert Altman, deceduto a 81 anni in un ospedale di Los Angeles. Quando girava il suo ultimo film, il testamentario ‘Radio America’, Altman già sapeva della sua malattia.
Grande sperimentatore, sempre critico nei confronti dei suoi amati Stati Uniti che ritraeva con satire caustiche mai gratuite, massimo esperto nel gestire altisonanti cast corali, Altman è sempre stato molto attento alla realtà glbt: negli 86 film da lui girati compaiono molti personaggi queer, spesso felicemente fidanzati (‘Un matrimonio’, ‘Una coppia perfetta’, ‘Terapia di gruppo’, ‘Prêt-à-porter’, ‘Il dottor T e le donne’). Indimenticabile il soldato gay Richie nel rivoluzionario ‘Streamers’ (1983) che rivelò l’omosessualità nelle caserme e lanciò l’attore Mitchell Liechteinstein, protagonista dieci anni dopo della deliziosa commedia gay ‘Banchetto di nozze’ di Ang Lee. Nel documentario televisivo ‘Tanner on tanner’ del 2004, Altman svelò la presenza dei gay repubblicani al governo molto prima degli scandali che sarebbero esplosi alla Casa Bianca due anni dopo. Vincitore di tutti i più importanti premi cinematografici (Palma d’Oro nel ’70 per ‘M.A.S.H.’, Leone d’Oro per ‘America oggi’ nel ’93, Orso d’Oro per ‘Buffalo Bill e gli indiani’ nel ’76, Golden Globe per la regia di ‘Gosford Park’ nel 2002) ha ricevuto un solo e tardivo Oscar alla carriera il 6 marzo scorso, a fronte di cinque nomination alla miglior regia nel corso della sua carriera, record condiviso con Alfred Hitchcock, Clarence Brown, Martin Scorsese e King Vidor. Durante la cerimonia dichiarò in mondivisione di aver subito dieci anni prima il trapianto di un cuore femminile. Se ne va un gigante del cinema.

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