Adescamento gay via sms: processato prete

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Un cappellano-professore, ex insegnante di religione in un istituto tecnico del Piovese, indagato per molestie telefoniche, si è presentato alla prima udienza: si dichiara innocente.

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Un cappellano-professore, ex insegnante di religione in un istituto tecnico del Piovese, indagato per molestie telefoniche, si è presentato nell’ufficio del pubblico ministero Paola Cameran, affiancato dal suo difensore di fiducia, l’avvocato Emanuela Giraldo.

Il sacerdote è accusato di aver cercato di adescare alcuni ragazzi della sua classse, inviando sui loro cellulari dei messaggi a contenuto omosessuale. Ma lui ha negato tutto. Ed ha spiegato che aveva accettato di comunicare via sms con gli studenti (cinque o sei quelli destinatari dei messaggi del sacerdote) soltanto per dimostrarsi più amico. E per comunicare nel linguaggio dei giovani, mettendosi sul loro stesso piano.

E allora perché quel linguaggio ricco di fantasie erotiche e pornografiche, con espliciti riferimenti ad organi sessuali maschili e a rapporti di un certo tipo? Di fronte alle contestazioni del magistrato il sacerdote non avrebbe fatto una piega.

Gli allievi, hanno sempre tutti difeso il loro ex insegnante, sottolineando che a quegli approcci via sms non sono mai seguiti incontri o contatti personali.

La vicenda è nata dalla segnalazione che alcune famiglie di ragazzi, studenti all’istituto tecnico, avevano presentato al preside della scuola. Preside che, come pubblico ufficiale, ha dovuto a sua volta segnalare il caso alla procura della Repubblica padovana. L’inchiesta era stata aperta dal pubblico ministero Antonino Cappelleri, poi il fascicolo è passato alla collega Paola Cameran, del pool di magistrati che si occupano di reati di tipo sessuale. Parecchi mesi fa sono cominciati gli accertamenti. E sono state pure effettuate delle intercettazioni telefoniche per verificare il «percorso» dei messaggi e, soprattutto, il contenuto. Messaggi che il professore-cappellano non nega, ma inquadra in un contesto completamente diverso rispetto a quanto fa la procura. Poco più di un mese fa, peraltro, il sacerdote ha rassegnato le dimissioni dalla scuola come insegnante di religione per «altri incarichi». In realtà un modo garbato ed elegante per uscire di scena in seguito anche alle pressioni della Diocesi, in evidente difficoltà nel difendere il prete finito sotto inchiesta.

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