Adinolfi e il “Popolo della Famiglia” al voto in 300 Comuni

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L'obiettivo del "Popolo della Famiglia"? "Combattere il male e l'ideologia gender", con una propaganda inquietante

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L’ultracattolicesimo in politica torna a colpire. O almeno, ambisce a colpire, cercando di utilizzare la religiosità come abile strumento propagandistico e facendo leva sulla tradizionalità del credo calcificata su moltissime famiglie italiane.

È ovviamente Adinolfi a portare avanti il testimone, l’uomo dalle mille contraddizioni e dai mille perché, che non capisci perché sia divorziato ma si professi contro il divorzio o perché il suo aspetto di dolce orsacchiotto tradisca un’anima omo-transfobica, lacerata da insicurezze e dubbi sulla propria identità e su quella della nazione.

 

Mario Adinolfi al Circo Massimo in occasione del Family Day, Roma, 30 gennaio 2016. ANSA/ ANGELO CARCONI

Lo fa attraverso il Popolo della Famiglia, che definisce come il nuovo “contenitore capace di raccogliere i consensi degli italiani”, e anche “come la prima Crociata dei pezzenti, quella che nel maggio 1096 fu costituita da un gruppo di persone comuni, contadini, preti, donne, monaci“. L’intento è quello di creare una sorta di “Movimento 5 Croci”, altro che stelle, fondato su fanatismo e versi biblici che riecheggiano ai comizi, e di presentare trecento liste alle elezioni comunali di giugno che decideranno 1.371 nuovi sindaci. E chi sono i crociati? Sono proprio i reduci dalla battaglia contro l’approvazione del ddl Cirinnà, che nonostante le opposizioni ha trionfato sul male ed è prossimo all’approvazione, come abbiamo rivelato, intorno al 9 maggio.

Proprio sul quotidiano “La Croce“, il 3 marzo, è stato presentato questo “ambizioso progetto”: due mesi dopo le “liste con l’aiuto di Dio” sono pronte a invadere i seggi elettorali italiani, compreso quello di Roma, dove Adinolfi si proclama come il Messia politico, lontano dalle coalizioni. Gli obiettivi? Combattere l’aborto grazie ai medici obiettori, bonus comunale pro nascite di 2.500 euro a pargolo, strenuo combattimento del mostro a tre teste dell’ideologia gender nelle scuole, “errore della mente umana” e estirpazione delle “colonie del male con la chiusura dei luoghi dove scorrono fiumi di droga, finalizzati alla perdita della coscienza di sé e all’incontro sessuale tra sconosciuti“. Cioè? I locali gay.

Il credo si diffonde a macchia d’olio tra le città italiane: Milano, Napoli, Torino, Bologna, Cagliari, Rimini, Salerno e molte altre città e piccoli centri. A Milano, in particolare, un partito come questo non poteva che abbracciarsi con Casa Pound, la dimora dei neofascisti del Terzo Millennio, strenui difensori di una società mono-etnica: il candidato sindaco che fa da trait d’union è Nicolò Mardegan, che sulla sua pagina Facebook esprime profondo appoggio a Massimo Gandolfini.

È stato anche realizzato un inno (ne avevamo già parlato il mese scorso), utile e datato strumento propagandistico, che suona come una corale ecclesiastica, un inno di guerra crociata: “Alzati e cammina, dice a noi ora Gesù. E per i figli non c’è diritto ad una mamma ed un papà, non c’è più genere e nessuna identità“. Il video, inquietante esempio di come vengano riutilizzati perennemente i soliti cliché da consenso (foto di repertorio di disabili, immagini in stock sul Family Day, nascite, aborti, bambini), è qui sotto.

Bisogna fermare questo scempio. Nessuno ha chiesto una nuova Crociata.

 

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