AFRICA MALEDETTA

di

Reportage shock. Il continente nero è nerissimo per i gay: ecco, paese per paese, la terribile realtà. E in Egitto riprende il processo a 50 omosessuali.

1119 0

IL CAIRO – Non esiste, in ogni caso non bisogna parlarne. Sembra questa la norma che regola la vita gay africana. Nella tradizione africana, infatti, l’omosessualità è argomento tabù ed è oggetto di vessazioni, soprusi e violenze.

Scorrendo rapidamente dal nord al sud la situazione in alcuni stati africani cerchiamo di inquadrare meglio la situazione. In Egitto, davanti a un tribunale ordinario, quello penale di Qasr El Nil, riparte il processo a 50 omosessuali, accusati di ‘depravazione abituale’. Degli imputati, 23 erano stati gia’ condannati ad un anno di reclusione dall’Alta Corte per la Sicurezza dello Stato, che aveva assolto gli altri 27, ma la sentenza e’ stata annullata perche’ quel tribunale non era competente sul caso.

Nell’udienza di venerdì scorso il processo e’ stato aggiornato al 7 settembre – la difesa ha chiesto il rinvio per riesaminare gli atti del processo, ed in particolare le deposizioni degli agenti di polizia che nel maggio 2001 arrestarono la maggior parte degli imputati in un night club sul Nilo, la ‘Queen’s Boat’ (foto). Inoltre la difesa ha chiesto che gli imputati siano rimessi in liberta’ su cauzione. La vicenda ha sollevato scalpore negli ambienti internazionali, sia perche’ il primo processo fu celebrato davanti all’Alta Corte, organo previsto dalle leggi di emergenza e le cui sentenze sono inappellabili, sia perche’ la legge egiziana e quella islamica (sharia) non prevedono il reato di omosessualita’. Numerose le prese di posizione di Amnesty International, per la quale ”non si possono processare gli orientamenti sessuali delle persone”. Altri due imputati, ritenuti gli organizzatori del gruppo, sono stati condannati dall’Alta Corte a cinque e tre anni di reclusione, e la loro condanna non e’ stata annullata. E sempre a proposito dell’Egitto, Amnesty International denuncia che "gli omosessuali affrontano un elevato rischio di tortura nelle stazioni di polizia e nelle prigioni. Numerose persone hanno riferito di aver subito trattamenti brutali, alcuni sono stati sospesi per i polsi e picchiati con un bastone, durante la custodia della polizia". Sono stati anche condotti degli esami medici per stabilire se gli arrestati abbiano avuto rapporti anali. I gay vengono arrestati in base alla legge n. 10 del ’91 sulla lotta alla prostituzione. E pensare che l’Egitto è firmatario del Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici che riconosce la libertà sull’orientamento sessuale.

Un recente sondaggio svoltosi in Uganda, su un campione di 505 uomini e donne scelti fra professionisti, ha dato dei risultati che fanno riflettere: l’84% non vuole che l’omosessualità sia legalizzata, il 14% è favorevole alla legge che la criminalizza e il 2% rientra nella cerchia degli indecisi. Sempre secondo il sondaggio – curato da Bennet Kizito per il The New Vision – il 27% degli intervistati vorrebbe i gay giustiziati, il 15% sarebbe favorevole alla castrazione, il 28% consiglia l’ergastolo, il 17% suggerisce una pena inferiore ai 7 anni di carcere e il 12% vorrebbe che fossero sottoposti a consulenze di recupero.

Il presidente del Kenya, Daniel Arap Moi, come i suoi predecessori, definisce l’omosessualità come un flagello che va contro gli insegnamenti della tradizione africana. In un’intervista al Daily Nation afferma: "Nel nostro Paese non c’è posto per omosessuali e lesbiche. Sono ‘esseri’ depravati e non dovrebbero godere alcun diritto poiché si comportano alla stregua degli animali". Al presidente fa eco una nota ufficiale del ministero della sanità: "Considerando i vari modi di trasmissione del virus dell’AIDS, l’omosessualità è trascurabile e non deve occupare il nostro tempo e le nostre risorse. Abbiamo altre urgenze che coinvolgono una parte maggiore della gente e che hanno quindi bisogno di tutta la nostra attenzione ed impegno".

Leggi   Omofobia in un liceo di Roma: "Sento odore di fro***"

La posizione ufficiale dello Zambia è la seguente: "Chiunque manifesti a favore delle pratiche omosessuali in Zambia è a rischio di essere arrestato sia per immoralità sia per incitamento a commettere atti criminali". Dichiarare in pubblico la propria omosessualità è motivo sufficiente per l’arresto. Il codice penale descrive l’omosessualità come un’offesa alla moralità (art 87) e sancisce che qualsiasi persona che abbia rapporti carnali contro natura, è colpevole di un crimine e punibile con 14 anni di reclusione (art. 15). Nessuna organizzazione di gay o lesbiche è permessa.

In Zimbabwe il presidente Robert Mugabe in un discorso ufficiale del settembre 2000, ha dichiarato che i gay "sono peggio dei cani e sono ripugnanti per la mia coscienza umana. Credo che non debbano avere nessun diritto". Le parole di Mugabe alimentano la discriminazione, vecchi pregiudizi (una credenza popolare ritiene che i gay siano esseri indemoniati capaci di trasformare le persone in bestie feroci), e incitano alla violenza la polizia, che non si lascia sfuggire l’occasione per prendere di mira gay e lesbiche. Il rapporto omosessuale è punito con la legge che riguarda la sodomia e gli atti contro natura e la maggior parte dei processi contro i gay sono portati avanti negando la difesa d’ufficio agli accusati perché, come sottolinea ancora una volta il presidente, "è estremamente oltraggioso e ripugnante che gli omosessuali possano avere difensori in questo mondo". Sempre in Zimbabwe, infine, è normale che una famiglia che scopra di avere una figlia lesbica la corregga facendola violentare fino a farla rimanere incinta per poi costringerla al matrimonio.

CONTINUA A LEGGERE...

Tutti gli articoli su:

Commenta l'articolo...