AGGRESSIONE OMOFOBA A BOLZANO

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Pochi giorni fa un branco di ragazzotti hanno insultato e poi picchiato selvaggiamente due ragazze, colpevoli di essere lesbiche. Gay.it ha parlato con le vittime, che rispondono con...

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Non si sono limitati a insultarle, non gli è bastato schiaffeggiarle, hanno persino cercato di strozzare una di loro. Perché? Perché sono due lesbiche.

L’ennesimo, intollerabile episodio di violenza omofoba è avveduto il 6 ottobre a Bolzano, "tranquilla cittadina del nord-est" come risulterebbe spontaneo definirla, che per una notte si è trasformata nel teatro dell’aggressione di un branco di una decina di maschi locali ai danni di due lesbiche e – non paia un’osservazione ironica – persino della loro cagnetta. Ma vediamo la cronaca della terribile nottata: già verso l’una di notte, mentre Rita, Stefania e altre ragazze sono nel circolo Centaurus di Bolzano, un balordo, fuori, comincia a lanciare insulti. Lo invitano ad allontanarsi e lui in tutta risposta lancia una bottiglia contro la finestra del circolo.

Allora, dopo aver chiamato la polizia, Rita, Stefania e altre escono per cercare di farlo ragionare: lui in tutta risposta sferra un pugno contro Stefania. All’arrivo delle volanti, l’uomo è già fuggito; le formalità di rito e l’episodio viene dichiarato chiuso.

Ma la nottata non è finita: ritornate a casa, Stefania e Rita portano il loro cagnolino Laika a fare i bisogni; come sempre, le due ragazze si tengono mano nella mano e capita che si scambino qualche effusione. Giunte all’altezza del parcheggio dell’ex-Monopolio, però, le loro effusioni devono risultare sgradite ad alcuni ragazzi fermi nelle loro macchine che cominciano a insultarle.

«Hanno cominciato a dirci "lesbiche di merda" poi sono passati a "siete lesbiche perché non avete provato il mio cazzo ancora" – ci ha raccontato Stefania – Tutto questo in dialetto tedesco; Rita non capendolo, ha fatto finta di niente, anche perché eravamo abbastanza scosse già da prima. Poi gli ha chiesto cosa dicevano, questi per tutta risposta hanno continuato ad insultarla, allora lei li ha mandati a quel paese. A quel punto loro sono andati su tutte le furie, e hanno cominciato a menarci, l’hanno buttata a terra e le hanno messo le mani intorno al collo. Io ho preso pugni dappertutto. Ci è andata bene che è durata poco, perché sono arrivate subito due volanti che erano state chiamate ancora prima che cominciassero a menarci, nella fase degli insulti; alla vista dei lampeggianti della prima volante si sono dileguati».

Stefania (nella foto) accetta di parlare con noi dell’accaduto; ha una voce pacata, ferma, per niente aggressiva, che esprime determinazione. Lei e la sua compagna Rita (foto sotto) sono appena uscite dalla Questura dove hanno presentato denuncia (per un problema tecnico la formalizzeranno domani); intendono rispondere all’episodio con la visibilità.

«Stiamo andando a una televisione locale – ci raccontano – che ci ha chiesto se volevamo raccontare questa storia. Dopo la paura del primo momento e le botte, abbiamo deciso che comunque che non vogliamo abbassare la testa su una cosa così: noi siamo state assaltate da un branco perché lesbiche. E questo non può essere tollerato».

E’ per questo che avete deciso di non tacere?

Noi vogliamo parlare perché non basta lottare per la tolleranza. Non ci può essere qualcuno che pensa che sia lecito picchiare delle persone solo perché lesbiche o gay. Penso che ci siano delle responsabilità fortissime di chi se la prende con noi in campagna elettorale, quelli che ci fanno passare come esseri inferiori. In questo modo questi comportamenti vengono legittimati. Per questo non vogliamo stare zitte.

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Come state ora?

Ci siamo presi sette giorni di prognosi per contusioni multiple e percosse. Abbiamo ancora dolori, alla testa, intorno al collo. Io ho dolori al braccio sinistro perché con quello cercavo di proteggermi il viso, e quindi ci ho preso una grandinata di cazzotti. Psicologicamente, è una cosa che cambia tutto. Siamo sempre state abituate ad andare in giro mano nella mano e a non farci problemi davanti a nessuno…

C’è possibilità di identificare queste persone?

Sarà molto dura.

C’era già stata un’aggressione in serata presso il circolo dove eravate riunite…

Esatto e lì mi sono presa il primo cazzotto. Ma le due cose non sono collegate. Nel primo caso si tratta di un balordo tossicodipendente e completamente fuori di testa. Nel secondo caso di bei ragazzotti locali, sani… La cosa che più fa incazzare è che noi continuiamo a rimanere gli anormali, mentre loro, i normali, si sposano, fanno i figli e costituiscono le famigliole esemplari.

Credete che siano ragazzi di Bolzano?

Sono ragazzi locali, perché comunque parlavano il dialetto della zona; se siano di Bolzano o dei dintorni non so dire.

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