Aids: è allarme in Asia

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Uno studio condotto dall'organizzazione non governativa "Monitoring the Aids pandemic" (Map) lancia l'allarme sulla situazione Aids in Asia.

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E’ allarme epidemia per la diffusione dell’Hiv in Asia. Dopo un decennio in cui il numero di infezioni si era mantenuto relativamente basso, l’Aids sta mietendo sempre più vittime in alcuni degli Stati più popolosi. A lanciare l’allarme, uno studio condotto dall’organizzazione non governativa "Monitoring the Aids pandemic" (Map) e commissionato dalle Nazioni Unite. Che sarà presentato nel corso del sesto Congresso internazionale sull’Aids in Asia, in programma a Melbourne, in Australia.

Il rapporto è un richiamo forte a molti Governi percé non abbassino la guardia e perché non considerino l’epidemia da Hiv come un problema tutto africano. In realtà, dal precedente studio del Map, che risale al 1999, "il quadro è mutato drammaticamente". Se prima la diffusione dell’infezione era alta solo in Thailandia, Myanmar e Cambogia, insieme con alcune regioni della Cina e dell’India, ora anche Indonesia, Iran, Giappone, Nepal e Vietnam hanno registrato un forte incremento dei casi. "Mentre in Cina – si legge nel documento – l’infezione sembra spostarsi verso nuovi gruppi".

In alcuni Paesi, infatti, come l’Indonesia, è stata soprattutto l’esplosione dell’uso di droghe iniettate per via endovenosa ad aprire la strada all’Hiv. E il virus è penetrato nella comunità omosessuale nipponica. Solo in Cina "l’apertura della società – sottolinea l’indagine – ha cambiato le pratiche sessuali, causando un recente aumento delle infezioni sessualmente trasmesse, incluso l’Hiv. Il sesso non protetto con partner non monogami è in crescita".

Anche tra le prostitute il tasso di infezione è salito, specie in Vietnam e in Cina.

Ma, nonostante ciò, la conclusione del rapporto lascia aperta la speranza. Il virus può essere contenuto in modo relativamente facile, "perché la maggioranza della popolazione non adotta comportamenti ad alto rischio". "Interventi mirati, quindi – nota lo studio – possono abbassare il tasso d’infezione in gruppi specifici e ridurre il rischio di un’epidemia in strati più ampi della popolazione".

di Nadir notizie

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