Al via la causa per il riconoscimento del matrimonio gay

di

Pavia: prima udienza per la coppia omosessuale in causa con il comune, che nel giugno scorso rifiutò la pubblicazione del matrimonio. L'obbiettivo è un pronunciamento della Corte Costituzionale.

1645 0

MILANO – Si è tenuta lunedì la prima udienza della causa civile che vede impegnati Diego Geroldi ed Enzo Ceraolo contro il comune di Pavia. I due, rispettivamente di 61 e 52 anni, e in coppia da 30, nel giugno scorso hanno deciso di chiedere al comune le pubblicazioni di matrimonio, ricevendo un inevitabile “no” in quanto entrambi dello stesso sesso. L’obbiettivo era però fin dall’inizio quello di ottenere il diniego per poi poterlo impugnare, nella speranza di giungere davanti alla Corte Costituzionale e ottenere un pronunciamento sull’esistenza del diritto al matrimonio tra persone dello stesso sesso. Nelle 27 pagine del ricorso si spiega perché è sbagliato rifiutare la richiesta, dal momento che nel nostro sistema non solo non esiste alcun impedimento al riguardo, ma che, quando anche ci fosse, sarebbe contrario alla Costituzione italiana.

Qualora la Corte dovesse confermare le unioni, si riuscirebbe a garantire quelle che in molti paesi europei è già un diritto fondamentale. Ad oggi, infatti, soltanto l’Italia e l’Irlanda rimangono privi di una legislazione in materia. I due aspiranti sposi godono dell’assistenza legale di Rete Lenford, un coordinamento di avvocati per la tutela dei diritti lgbt che, insieme con l’associazione radicale Certi Diritti, si occupa del supporto delle coppie che vogliono sposarsi o vedere riconosciuta la loro unione contratta all’estero.

L’udienza di ieri ha visto confrontarsi le due parti in causa – da un lato il comune di Pavia e il pubblico ministero, dall’altro la coppia e l’avvocato di Rete Lensford Francesco Bilotta (a sinistra nella foto) – davanti alla corte, costituita da due donne e un uomo. I rappresentanti del comune hanno tenuto a sottolineare, come già avevano fatto in passato, che il rifiuto non è questione di contrarietà ideologica, bensì una conseguenza del vuoto normativo esistente in Italia. Al termine della seduta, il tribunale si è riservato di prendere decisione sulle richieste avanzate.

La speranza è che si arrivi a emettere un’ordinanza di sospensione del processo, per poi inviare gli atti alla Corte Costituzionale. Se così fosse, nel giro di un mese circa avverrebbe la pubblicazione sulla gazzetta ufficiale, e conseguentemente la discussione in Corte Costituzionale. “Sui tempi di questa prima fase è difficile azzardare ipotesi – ci spiega al telefono l’avvocato Bilotta – dal momento che il tribunale potrebbe prendere qualsiasi decisione: accogliere il ricorso, rigettarlo, rimetterlo alla Corte costituzionale o aspettare la pronuncia sui casi già avviati.”  Sono infatti già due i procedimenti analoghi pendenti presso la Corte Costituzionale – uno inoltrato dal Tribunale di Venezia e uno dalla Corte d’Appello di Trento – e una ventina le cause in corso in tutta Italia. “Il giudice relatore che abbiamo incontrato ieri conosceva molto bene l’ordinanza di Venezia – prosegue Bilotta –  e ne abbiamo discusso. Il fascicolo veneto è estremamente esaustivo: il collegio dei giudici potrebbe anche decidere che non serve un’ulteriore ordinanza di remissione per arrivare alla discussione in Corte Costituzionale.”

Nel frattempo, l’associazione Certi Diritti annuncia per il 9 ottobre il convegno “Matrimonio gay: traguardo di uguaglianza”, presso la Sala della Mercede della Camera dei Deputati a Roma. Numerosissime le associazioni e le personalità che hanno già garantito la loro presenza, tra cui Vladimir Luxuria, Paola Concia, Ivan Scalfarotto, Franco Grillini, Gianni Rossi Barilli, Imma Battaglia, Alessio De Giorgi e Daniele Nardini di Gay.itQui il programma e le informazioni su come partecipare.

Leggi   Regione Lombardia, chiude lo sportello antigender?
Tutti gli articoli su:

Commenta l'articolo...