Amato e il Pride: quando disse “purtroppo c’è la Costituzione”

di

Nel 2000, da presidente del Consiglio disse che non poteva vietare il Pride a Roma nonostante la concidenza col Giubileo perché "purtroppo" c'è la Costituzione. Oggi è in...

4074 0

Non sempre il “dottor sottile”, soprannome che il giornalista Eugenio Scalfari attribuì negli anni ottanta a Giuliano Amato, fu poi così sottile. Nel 2000, ad esempio, mentre era presidente del Consiglio ebbe a pronunciare alla Camera dei Deputati una frase infelice che fece andare su tutte le furie le associazioni gay. Era l’anno in cui a Roma si celebrava il Giubileo e non solo. La Capitale d’Italia – è bene ribadirlo, d’Italia – venne scelta come città ospite del World Pride, un evento mondiale, appunto, che ebbe la forza di attrarre 500 mila persone (c’è chi disse un milione) e che sui temi gay fu in grado di accendere per la prima volta una luce tale che nulla fu più come prima.

Le polemiche per aver scelto Roma e l'”anno santo” piovvero sul comitato organizzatore, accusato di voler provocare il Vaticano, per mesi e raggiunsero l’apice quando Giuliano Amato, nel rispondere a un’interrogazione di Alleanza Nazionale (partito guidato da un Gianfranco Fini ancora intransigente perfino sull’esistenza di maestri non eterosessuali), ricordò che in base all’articolo 17, la Costituzione sancisce il diritto a manifestare pacificamente. E fin qui… Sennonché aggiunse di giudicare “inopportuna” la parata in coincidenza del Giubileo. “Purtroppo – chiosò – dobbiamo adattarci a una situazione nella quale vi è una Costituzione che ci impone vincoli e costituisce diritti”. Quella stessa Costituzione, che l’Italia rischia di vedere garantita dal dottor sottile nel caso della sua elezione al Quirinale. Un’ipotesi, oggi, tutt’altro che remota.

di Daniele Nardini

Tutti gli articoli su:

Commenta l'articolo...