AMORE NEL CAMPO DEI FINOCCHI

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I gay amano i rapporti mordi e fuggi: falso! Le lesbiche sono più fedeli: falso! Una ricerca condotta anche su Gay.it svela che le unioni omosex cercano affermazione....

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PISA – Probabilmente molti lettori di Gay.it ricorderanno un gruppo di studenti in psicologia “rompiscatole” che nei mesi passati hanno intasato forum e chat chiedendo di rispondere a un questionario per uno studio sulle relazioni gay. Bene, lo studio si è concluso. E stiamo per presentarvi alcuni dei risultati più interessanti.
Le “rompiscatole” in questione erano Cristina Chiari e Laura Borghi, allora laureande in psicologia, che hanno condotto la ricerca sotto la supervisione dei professori Laura Fruggeri e Luca Pietrantoni. I risultati, alcuni dei quali estremamente interessanti, sono stati poi resi pubblici in alcuni interventi a congressi internazionali, come la “4th Conference of the International Academy of Family Psychology” di Heidelberg, o il IV Congresso Nazionale della sezione di Psicologia Sociale (AIP) di Palermo del settembre scorso.
La ricerca, come dicevamo, si è servita di una serie di interviste fatte a persone omosessuali di età compresa tra i 13 e i 68 anni, diffusi attraverso alcuni siti internet tra cui Gay.it. Sorprendente l’adesione: sono stati raccolti 1373 interviste compilate! Il 70 % provengono da persone che hanno una relazione stabile; 644 di queste coppie sono state analizzate per studiare il comportamento relazionale. Degli intervistati, i tre quarti erano uomini, la metà circa vive al nord, più della metà ha il diploma di scuola superiore, e il 30 % è laureato.

I dati più interessanti: una conferma arriva per la vita di coppia gay, che risulta essere molto più stabile di quello che si pensi, e con un forte desiderio di riconoscimento giuridico (il 76% delle coppie intervistate hanno espresso il desiderio di registrare legalmente l’unione). Per quello che riguarda la durata delle unioni, in media esse duravano da 3 anni e 6 mesi (con un range che va da 1 mese a 28 anni). Coloro che stanno insieme da più di tre anni presentavano una maggiore visibilità sociale e una maggiore soddisfazione di coppia, e una minore fedeltà, soprattutto nelle coppie maschili.
In generale, si dichiarano più soddisfatti della loro relazione di coppia i soggetti che hanno:
· Una relazione monogamica
· Una condivisione paritaria dei beni e delle spese
· Una condivisione delle attività
· Visibilità sociale
· Contatti con la famiglia del partner
· Sostegno da parte dei genitori
Ma sentiamo dalla diretta voce delle autrici della ricerca quali deduzioni si possono fare da questi risultati.
Innanzitutto, sembra che si possa sfatare un mito, quello che vuole gli omosessuali più propensi ai rapporti “mordi e fuggi” che alle relazioni stabili. Confermate?

Si, infatti sia la nostra ricerca che precedenti indagini internazionali e nazionali (“Omosessuali moderni” di Barbagli e Colombo, per citar la più recente) mostrano il desiderio da parte di persone omosessuali di vivere relazioni di coppia stabili e durature e si impegnano per far si che questo accada. Infatti, c’è chi ha dichiarato di stare insieme da 28 anni e, in generale, la durata media della relazione delle coppie intervistate supera i tre anni.
Un altro dato interessante mi sembra quello secondo il quale il 76% delle persone intervistate ha espresso l’intenzione di registrarsi legalmente. Sembra ci sia una aspirazione a un riconoscimento legale crescente…
Dai dati raccolti sembra esistere questo desiderio di riconoscimento legale ed istituzionale del proprio legame di coppia. Le interviste condotte successivamente hanno mostrato che questo desiderio è motivato non tanto dalla voglia di celebrare la propria unione e il proprio amore, ma piuttosto da motivi di tutela legati alla salute e alle questioni economiche. Questo è importante perché mostra nelle coppie omosessuali tutte le caratteristiche di un amore “maturo”, con un grande investimento e una forte progettualità di costruirsi una casa, di prendersi cura l’uno/a dell’altro/a sia da un punto di vista economico che personale. Un altro motivo è la speranza che con un riconoscimento giuridico ed una parificazione dei propri diritti a quelli etero, anche la società cominci ad assumere un atteggiamento più tollerante.

In generale, la ricerca mette in evidenza che le coppie più soddisfatte sono quelle che più riescono ad avvicinarsi al modello eterosessuale (riconoscibilità sociale, appoggio da parte della famiglia, condivisione di attività…). Non esiste quindi un modello alternativo che venga “proposto” dalla comunità gay?
Non ci sembra che la ricerca metta in evidenza che le coppie omosessuali, per essere felici, debbano ricalcare il modello eterosessuale: gli ingredienti che formano la soddisfazione della coppia omosessuale sono gli stessi delle coppie eterosessuali (fare cose insieme, avere una buona comunicazione col partner, condivisione di progetti..). Non pensiamo esistano modelli diversi, ma semplicemente contesti diversi: gli omosessuali si trovano a dover fare i conti con un contesto stigmatizzante. La nostra opinione è che, se proprio vogliamo parlare di modelli alternativi, questa “alternatività” possa consistere nel proporre e richiedere un contesto non solo tollerante, ma anche supportivo. Infatti, i dati della nostra ricerca mostrano che le coppie più soddisfatte sono quelle che hanno un contesto di questo tipo.
Parliamo della differenza tra donne e uomini: un dato che emerge è che nelle coppie femminili di lunga durata si è più fedeli che in quelle di recente costituzione; al contrario, tra uomini, l’infedeltà aumenta col passare del tempo. Vi spiegate in qualche modo questo dato?

Questo dato è coerente con alcune ricerche condotte negli anni Ottanta in America che mostrano come avere una relazione “aperta”, negli uomini gay, sembra accrescere la longevità del rapporto. La “coppia chiusa”, fedele e monogamica, è descritta come felice, emozionalmente appagante, ma sessualmente carente. La “coppia aperta”, invece, pur fondandosi sulla convivenza con un partner fisso, è presentata come incline alla ricerca di una soddisfazione esterna al rapporto. Tuttavia, ciò che occorre prendere in considerazione è il significato che la “scappatella” assume per la coppia stessa. Per alcune coppie un incontro sessuale esterno alla relazione può essere percepito come il tradimento definitivo, e questo è più vero per le donne; per altre può essere interpretato come un’esperienza che non ha niente a che fare con la relazione stessa e, dunque, non la contamina. Quello che è importante sottolineare, comunque, è che questi dati sono veri anche per le coppie eterosessuali, in cui sono più facilmente gli uomini a tradire rispetto alle donne. Sembra quindi una differenza legata alla socializzazione di genere piuttosto che all’orientamento sessuale.
Avete avuto la possibilità di raccogliere qualche dato sulla violenza nelle coppie gay?
Si, abbiamo indagato sia la violenza fisica che psicologica (insulti, offese, litigi). Un 6.3% di persone dichiara l’esistenza di atti di violenza nel rapporto. Non ci sono differenze fra uomini e donne e, ovviamente, queste persone mostrano un grado di soddisfazione minore rispetto agli altri. Ancora una volta, inoltre, le coppie (per fortuna poche) che dichiarano episodi di violenza sono anche quelle che non desiderano mostrarsi come coppia in pubblico per non turbare gli altri o per non essere oggetto di discriminazione e, quindi, si rifugiano all’interno della relazione per “sfuggire” a un contesto stigmatizzante.

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