AN in piazza Duomo, e i gay dicono "Anche noi!"

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Il Comune di Milano aveva eliminato Piazza Duomo dal percorso del Pride milanese perché spazio esclusivo per le manifestazioni istituzionali. Ma An l'ha ottenuta e ora il Pride...

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Dopo giorni di trattative serrate il Comune di Milano ci ha negato il passaggio del corteo del 23 giugno per la Piazza del Duomo, relegando ad un percorso “alternativo” la marcia per l’orgoglio gay, lesbico e transessuale. La scusa addotta è semplice, quasi banale: solo le manifestazioni istituzionali possono accedere alla Piazza della cattedrale e così è stato per il 25 aprile ed il primo maggio.

Oggi però le affissioni abusive su tutti i muri di Milano ci gridano in faccia che Alleanza Nazionale manifesterà domenica 6 maggio in Piazza Duomo per la propria campagna elettorale. Appare chiaro che il comportamento della Amministrazione milanese è una ennesima discriminazione verso le persone omosessuali e transessuali, nonché verso tutti quei cittadini che vogliono che Milano sia una Città aperta e accogliente. Hanno provato a tenerci in disparte, a non darci il palcoscenico migliore.

Oggi hanno dovuto scoprire le carte, a pochi giorni dalle elezioni hanno consegnato la piazza di tutti a chi vorrebbe “fare piazza pulita”, a chi usa il potere contro i “vizi” degli omosessuali.

Avevamo annunciato chiaramente che, se una sola manifestazione non istituzionale fosse passata per Piazza Duomo, Arcobaleno avrebbe rivisto la propria posizione sul percorso del corteo. Bene!

Se Alleanza Nazionale manifesta in Piazza Duomo, anche gay, lesbiche e transessuali da tutto il Paese saranno tantissimi a manifestare in Piazza Duomo il 23 di giugno, con o senza il benestare di chi apertamente preferisce veder sfilare un manipolo di nazionalisti omofobi piuttosto che tanti cittadini che si battono per un Paese più civile e rivendicano giustizia, libertà e diritti. Chiamiamo a raccolta tutti i cittadini democratici per stigmatizzare il comportamento di questa Amministrazione e unirsi ad Arcobaleno in quella che appare diventare, ancora una volta, la lotta per il diritto di manifestare, di farsi vedere dalla cittadinanza, di farsi conoscere e ascoltare da tutti, nel modo migliore possibile, nelle condizioni di massima visibilità.

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