ANCHE IN CIELO SI FA SESSO

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Omosessualità, morale, famiglia, religione. Accostamento terribile? Se l'è chiesto un convegno a Taormina, cui hanno partecipato giornalisti, scrittori, frati, sacerdoti… Il resoconto con foto.

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TAORMINA (Me) – Nella terra che ha visto la morte di due ragazzi e la nascita di Arcigay ci sono oggi, 23 anni dopo, donne e uomini nuovi. Qualcuno qui non dimentica la tragedia Giarre, i due giovani che si erano fatti “suicidare” perché la loro relazione era dileggiata in tutto il paese. A Taormina l’Associazione di Solidarietà Familiare Evaluna ha provato a stimolare il dibattito sul tema “Omosessualità, morale e famiglia”.

Antonella Casblanca (foto), 24 anni, portavoce di Evaluna ha lavorato sodo per organizzare “Il Sesso degli Angeli“, un convegno che ha coinvolto giornalisti, scrittori, poeti, frati, sacerdoti e associazioni. Nel Museo Archeologico della città di Taormina si è confrontato l’associazionismo GLBT siciliano con la partecipazione dell’Open Mind (Centro di iniziativa Gay, Lesbica, Bisex, Trans), dell’AGeDO Catania (Associazione Genitori di Omosessuali), Circolo Lady Oscar di Palermo (ArciLesbica), Coci (Coordinamento Omosessuali Cristiani in Italia), Fratelli dell’Elpis (Gruppo locale gay credenti) e

Piccoli fratelli di Francesco e Chiara (Frati francescani).
Il primo intervento è stato di don Franco Barbero, presbitero della comunità di base “Viottoli” di Pinerolo (To) che ha definito l’iniziativa “coraggiosa” e ha invitato i presenti a smetterla di sospettare del piacere, perché sentimento e corporeità stanno insieme, sono componenti dell’amore tra due persone, siano queste lesbiche, gay, transessuali o eterosessuali. Due parole sul “Lexicon”, il libro vaticano “sporcaccione” che “sporca l’amore” e nasconde la disperazione della chiesa di oggi. Applausi.

La sala ha continuato ad “accendersi” con Pasquale Quaranta, giovane giornalista del movimento gay, che ha aperto il suo discorso leggendo la relazione di Gianni Geraci (Pres. Coci) sul panorama attuale dei gruppi gay cristiani, tra obiettivi raggiunti e speranze di rinascita. Mentre Quaranta parlava, le sue parole si trasformavano in poesia, la poesia di un futuro senza più bisogno di lottare per i propri diritti e dove non si viva con pesantezze l’essere “omosentimentali”. L’invito di Pasquale è quello di costruirsi con le proprie mani la libertà riprendendosi l’amore “negato”. Pasquale definisce la vita di don Franco “un lusso dell’esistenza”, teorizza e spiega una “Semiotica dell’omosessualità” e sulle sue parole si innestano gli interventi del pubblico.
Si fa sentire pacata ma allo stesso tempo decisa Francesca Giardina (AGeDO) affinché le famiglie cambino atteggiamenteo nei confronti dei propri figli omosessuali e diventino luogo di serenità per crescere insieme. In sala un ragazzo prende la parola: “Potessi avere una madre come te, Francesca”. Tutti d’accordo: bisogna lavorare per una nuova cultura della diversità.

Sul tema della famiglia si allaccia anche Rosi Castellese (Pres. Arcilesbica di Palermo) che si sofferma sulla condizione della vita di una donna in Sicilia. Castellese attacca, da un lato, la legislazione regionale definita iniqua, razzista, fascista e, dall’altro, sottolinea il difficile legame tra femminilità, lesbismo e sessualità. Rosi infine lancia un richiamo affinché tutti si uniscano nel tentativo di promuovere “iniziative che, come quella di oggi, possano graffiare il territorio e la mentalità fatta di nascondigli e sguardi”.
A fine serata si è svolta la presentazione del libro “Principesse azzurre” di Delia Vaccarello, giornalista del movimento omosessuale che, sulle pagine de “L’Unità” cura anche una rubrica GLBT. Partecipano alla chiacchierata le colleghe Angela Barbagallo e Cristina Arcuri. La stanza è piena di donne, e già dalle prime battute si respira l’emozione; nasce dentro ad ognuna un “essere donna” sconosciuto, una sensazione nuova che intinge ogni pezzo del corpo in una miscela magica di sentimenti. Fuori è buio, sono state accese delle candele, la luce dentro è un po’ fioca. Tra dediche e sguardi commossi ognuna porta con sé un pezzo di questa magnifica giornata all’insegna dell’Amore perché, alla fine, parafrasando don Franco e Pasquale: “il problema non è come ami, ma se ami”.
Resoconto a cura di www.associazionepenelope.it
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