Ancora violenza omofoba: “Brutto frocio, ti spezzo le gambe”

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Una discussione, una lite, le offese poi i pugni e quel crick brandito da lontano.

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Era un amico, fino a qualche giorno fa. Poi s’è trasformato nel suo aggressore. È successo a Diano Marina, piccolo centro in provincia di Imperia, dove Carmine Esposito, giovedì scorso, ha ricevuto una telefonata mentre si trovava in uno dei suoi due centri estetici. Dall’altro capo del telefono, un amico, una voce familiare, che con toni per niente amichevoli ha cominciato ad aggredirlo per via di una manifestazione che avrebbero dovuto organizzare insieme e che, invece, stava avendo qualche difficoltà. Una discussione che avrebbe potuto essere come quelle che spesso accadono tra amici, ma che è degenerata: “Frocio di merda – gli ha detto l’interlocutore -. I finocchi come te devono morire con le gambe spezzate”. Carmine era incredulo dall’altra parte del telefono e quando la telefonata si è conclusa, ha deciso che la cosa non poteva concludersi lì. Ha richiamato l’amico. “Volveo chiarire, speravo si scusasse – ha raccontato a Gay.it -. Invece no, anche nella seconda telefonata e poi nella terza, ha ripetuto i suoi insulti”.

“Allora l’ho invitato a venire in negozio – continua Carmine -. Sono un volontario della Croce Rossa. Lì ci insegnano a tutelare sempre le persone, anche quando sono aggressive. Abbassi i toni, usi parole concilianti, sperando di fare calmare l’altro. Ma non è servito a niente”. Per niente intenzionato a scusarsi o a calmarsi, nel bel mezzo della discussione l’uomo sferra un pugno in faccia a Carmine ripetendo frasi come “sei un ricchione, frocio” oppure “io ti spezzo le gambe”. Non contento, l’aggressore torna verso la sua macchina e prende il crick dal portabagagli. “A quel punto sono scappato – racconta ancora Carmine – e ho chiamato il 118, per via delle ferite al volto e all’occhio, e anche le forze dell’ordine”.

Contro l’aggressore è subito partita una denuncia, che però, poi, Carmine ha ritirato. “Mi ha chiesto scusa e mia madre mi ha insegnato che il perdono è fondamentale. È lui che è marcio, non io. Non capisce che per cose del genere ci sono persone, soprattutto ragazzi, che si ammazzano”.

Da allora, Carmine e il suo aggressore non si sono più visti. Adesso il volontario della CRI è tornato alla sua vita normale “perché qui, anche se è un piccolo centro, non è mai successo niente. Ho ottimi rapporti con tutti e tutti mi rispettano”.

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