Annullata la sentenza di Grosseto in Appello. Alfano contro Merola

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Un vizio procedurale azzera tutto. E il ministro dà ragione al prefetto di Bologna.

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Era stata salutata da tutta la comunità lgbt come una “sentenza storica” . Ora, è tutto da rifare, per un cavillo tecnico. Come riporta Pagina29, la Corte d’Appello di Firenze, infatti, ha annullato la sentenza del tribunale di Grosseto che imponeva al comune maremmano di trascrivere i matirmoni egualitari celebrati all’estero partendo dal ricorso di una coppia di grossetani.

La ragione? Come si diceva, un vizio di forma. I giudici hanno notificato il ricorso non al Sindaco, che in questa circostanza rivestiva il ruolo di ufficiale di Stato Civile, e quindi organo dello Stato, ma al Comune. La palla torna dunque al Tribunale di Grosseto che adesso dovrà pore rimedio al vizio di procedura, ovvero rifare tutto dall’inizio.

La sentenza di Grosseto, com’è noto, ha però nel frattempo fatto da innesco per un meccanismo virtuoso che si sta diffondendo in tutto il paese spingendo sempre più sindaci a scegliere di procedere alla trascrizione dei matrimoni tra persone dello stesso sesso celebrati in paesi stranieri che lo consentono. E sebbene queste trascrizioni non fanno sì che le coppie gay e lesbiche siano riconosciute come tali dallo Stato, ma segnano un passo avanti nel lungo percorso del riconoscimento del matrimonio egualitario.

E’ quello che è successo, ad esempio, a Bologna , dove il sindaco Virginio Merola (Pd) ha iniziato le trascrizioni non più tardi di qualche settimana fa, non senza incappare in polemiche e posizioni contrarie. Ed è di ieri la notizia che il ministro degli Interni Angelino Alfano (Ncd) si è schierato proprio con il prefetto di Bologna, Ennio Sodano, che nel giorno delle prime trascrizioni aveva fatto pervenire a palazzo D’Accursio una lettera in cui chiedeva al primo cittadino di interrompere la procedura avviata. Lettera a cui Merola aveva scelto di non dare seguito.

Rispondendo ad un’interrogazione presentata dal deputato friulano Gian Luigi Gigli del gruppo “Per l’Italia” (nato dalla scissione del partito di Monti, Scelta Civica), ha argomentato che “e unioni omosessuali non possono essere ritenute omogenee al matrimonio, né sono destinatarie della medesima disciplina dettata per quest’ultimo”. Per questa ragione, secondo Alfano, “il matrimonio omosessuale è inidoneo a produrre qualsiasi effetto giuridico nell’ordinamento nazionale e non può essere trascritto dei registri dello stato civile italiano ancorché validamente celebrato in un altro paese”.

Va ricordato che la sentenza n.4148 del 2012 della corte di Cassazione aveva dichiarato che queste unioni sono però riconosciute dalla Convenzione europea dei Diritti Umani e, quindi, non possono essere considerati “inesistenti” dal nostro ordinamento. Ma rimane sempre il fatto che, in mancanza di una legge nazionale che riconosca il matrimonio egualitario o, almeno, le unioni civili, la decisione è affidata ai singoli sindaci o, in caso di ricorsi, ai tribunali le cui decisioni, in ogni caso, non possono equiparare in tutto e per tutto le coppie gay e lesbiche a quelle eterosessuali il cui matrimonio è regolarmente riconosciuto.

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