Appello alle associazioni: basta farvi concorrenza

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Un gruppo di attivisti denuncia una guerra perenne tra associazioni che dovrebbero avere obiettivi comuni: diritti, lotta alle discriminazioni e all'omofobia. L'appello: "Tornate ad occuparvi di noi"

"Siamo uomini e donne, con differenti abilità, di ogni orientamento e identità sessuale" si apre così la lettera aperta scritta per iniziativa di diversi esponenti dell’universo lgbt. Attivisti nelle associazioni, giornalisti, ma soprattuto privati cittadini tutti d’accordo per lanciare un messaggio ai gruppi dirigenti delle associazioni che li rappresentano.

Ciò che ha spinto i promotori dell’iniziativa a scrivere la lettera – in alcune sue parti molto dura – e ad aprire un sito internet dedicato, è la preoccupazione che queste associazioni, talvolta le stesse in cui chi scrive milita o ha militato, si facciano una guerra strisciante che allontanerebbe il raggiungimento degli obiettivi comuni per cui sono nate.

Una lotta perenne i cui risultati sono emersi anche nella giornata di ieri. Da una parte, infatti, Arcigay anunciava unilateralmente la decisione di tenere a Genova il prossimo Gay Pride nazionale, dall’altra il Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli di Roma annunciava di aver ottenuto per la capitale l’Europride 2011. Due appuntamenti che saranno fondamentali per chiedere – ancora – diritti e ottenere – ancora – visibilità e che quindi avrebbero richiesto collaborazione.

«Quando ci incontriamo o siamo alle prese con gli attacchi degli omofobi, – si legge nella lettera – sappiate che ci teniamo in particolar modo a sentirci parte di un’unica, estesa e solidale comunità. Tra di noi non ci sentiamo né rivali, né concorrenti, né tanto meno avversari.» Al contrario, scrivono i promotori ai gruppi dirigenti «voi vi fate prendere dal gioco delle parti e dallo scontro tra organizzazioni. Perché – continua la missiva – spendere tante energie ad infangarsi reciprocamente? Non realizzate che, facendo così, diventiamo tutti più fragili, dilaga il pessimismo e perdiamo rappresentanza e tutela sulla scena pubblica? Non perdiamo così di vista i nostri veri nemici?»

In comune ci sarebbero obiettivi ben più nobili di un puro scontro fra associazioni. Per questo propongono di esercitarsi «sulle cose che abbiamo in comune, non puntiamo soltanto a frammentarci».

L’appello invita i vari gruppi dirigenti a tornare «ad occuparvi di tutto ciò che il Bologna Pride è stato: non solo il palco, ma anche la piazza; non solo le 100 persone attorno ai microfoni, ma anche le altre 199.900 persone che, in risposta al vostro appello e con fiducia, sono scese in strada quel giorno e che alle idee di visibilità, impegno e comunità ci credono ancora – tra cui noi.»

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