Arcigay: 24 mesi di presidenza Mancuso

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I casi eclatanti, le questioni scottanti. Gli errori, gli insuccessi, le gaffes, le promesse e gli annunci. Un dossier scottante su cosa è stato fatto da Aurelio Mancuso...

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OTTOBRE 2007

LA SOLIDARIETA’ A STENICO – L’eccesso di zelo da parte di Mancuso nel far redigere comunicati stampa all’associazione, lo fa cadere in un clamoroso scivolone: il presidente di Arcigay offre la sua solidarietà ad un prete che in un filmato nascosto dichiara la sua omosessualità. "Vorrei esprimere la mia personale solidarietà nei confronti di monsignor Tommaso Stenico il quale è entrato suo malgrado nel tritacarne vaticano. Lui è solo un capro espiatorio. Tutti sanno, o han sempre saputo, che esiste un rapporto stretto tra omosessualità e l’organizzazione della chiesa cattolica". E osserva: "il Vaticano ha sempre preferito ignorare che esiste questo problema". E puntualizza: "non è che non esista l’omosessualità: è ignorare che esista o peggio condannarla pur praticandola". Ma quando Stenico nega di essere gay e, anzi, essere stato vittima di un complotto alle sue spalle, Mancuso è costretto a ritrattare: "Come Arcigay vorremmo ritirare la solidarietà precedentemente espressa nei confronti di Mons. Stenico, dopo le dichiarazioni emerse dalle agenzie di stampa in cui dichiara di non essere gay ma di averlo fatto solamente per redimere persone malate".

DICEMBRE 2007

IL PARTITO GAY – Mancuso annuncia la costituzione di un nuovo soggetto politico e sociale di riferimento del mondo omosessuale italiano. A febbraio ci sara’ una grande manifestazione nazionale. "Si tratterà di un evento che parlerà direttamente alla società italiana – dice Mancuso – ai gay, alle lesbiche, ai/alle trans, ma anche a tutte le persone laiche e libertarie, senza alcun riferimento partitico, che avvertono l’attuale politica lontana, se non nemica". Alle parole non sono seguiti i fatti.

GENNAIO 2008

IL "COMING OUT" ETERO DI EROS – In una lunga intervista rilasciata al Magazine del Corriere della Sera, Eros Ramazzotti si lamenta dei maligni che continuano ad insinuare che sia gay, mentre lui ribatte "Io sono eterissimo. E malgrado ciò…posso stare con decine di donne, ma continuano a dire che sono gay". Il presidente di Arcigay Aurelio Mancuso si arrabbia ed esce con un comunicato stampa nel quale rimprovera il cantante. 

LA SVISTA DEL PROGAMMA DEL PD – Mancuso attacca Veltroni dopo la presentazione alla stampa del programma del PD per le elezioni politiche di aprile. "La lotta contro l’omofobia, evocata nel discorso di Walter Veltroni alla recente Assemblea nazionale del Pd, non è stata inclusa nel programma". In realtà il presidente di Arcigay si basa su una bozza sintetica che viene distribuita ai giornalisti presenti in conferenza stampa. Nella versione defintiva c’è scritto chiaramente che "Il Governo del PD promuove il riconoscimento giuridico dei diritti, prerogative e facoltà delle persone stabilmente conviventi, indipendentemente dal loro orientamento sessuale" e che è necessario "riprendere e approvare il disegno di legge contro lo stalking e l’omofobia, già approvato dalla Commissione Giustizia della Camera nella XV Legislatura". Ma Mancuso non smentisce né si scusa.

FEBBRAIO 2008

LA CANDIDATURA – Le liste delle candidature alle elezioni politiche ormai vicine stanno per chiudersi e la guerra del "tutti contro tutti" ha inzio. In un articolo del 28 febbraio 2008 la giornalista de Il Corriere della Sera, Maria Teresa Meli, rivela che "Aurelio Mancuso, che già in questi mesi aveva avuto modo di polemizzare con il comportamento del Pd nei confronti degli omosessuali, ha sbattuto definitivamente la porta in faccia al partito di Veltroni e ha deciso di candidarsi con la Sinistra Arcobaleno". Mancuso, presidente di un’associazione che ha più volte ribadito sulla carta di essere distinta e distante da ogni formazione politica,  nega di aver mai pensato a candidarsi alle elezioni politiche con Sinistra Arcobaleno: "Non vi è mai stata da parte mia alcuna richiesta di candidatura ad alcun partito o formazione; è accaduto l’esatto contrario. Di ciò ho dato immediata comunicazione alla Segreteria nazionale, ed avviato una riflessione anche più larga". Poco dopo il Partito Democratico, duramente attaccato da Mancuso per la mancanza di candidati che siano anche esponenti del mondo lgbt, annuncia la candidatura di Paola Concia, da anni portavoce di Gayleft, l’associazione gay dei DS. Mancuso non ci sta e dice che non basta essere gay per avere il voto gay; la Concia non fa parte del "movimento". Paola Concia è costretta a difendere la sua "sana e robusta omosessualità": "Sono sempre stata chiara, non ho mai voluto accreditarmi ruoli che non avevo. Io sto in un partito, il movimento col movimento. Non è una battaglia diversa, solo due modi diversi di farla". La polemica si allarga e si litiga pure fra associazioni: Mancuso attacca la presidente del circolo Mario Mieli Rossana Praitano dopo essere stata invitata a presentare un libro con Bertinotti e la definisce "valletta di partito che non può permettersi di parlare di autonomia. Una "Orsomando" della Sinistra Arcolabaleno". Piccata la risposta della Praitano: "Mi aspetto delle pubbliche scuse, anche come donna". Le scuse non arriveranno mai, la Sinistra Arcobaleno non prenderà nessun parlamentare, Paola Concia sarà eletta alla Camera dove svolge tutt’oggi le sue funzioni di deputata.

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