ARCIGAY A CUBA

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L'associazione incontra all’Avana il Ministro della Cultura cubano Abel Prieto. “Cuba apra ai gruppi di gay, lesbiche e trans”. Ma qualcosa sta già cambiando...

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Cuba permetta a lesbiche, gay, bisessuali e transessuali la possibilità di costituire proprie associazioni”. E’ questa la richiesta avanzata da Arcigay, ricevuta insieme all’ARCI dal Ministro della Cultura Abel Prieto, nel primo incontro, avvenuto nella sede del Ministero all’Avana, fra un’organizzazione omosessuale straniera e il governo cubano.
La delegazione di Arcigay comprendeva il presidente nazionale Sergio Lo Giudice, il responsabile esteri Renato Sabbadini e Riccardo Gottardi, presidente della sezione europea dell’ILGA (International Gay and Lesbian Association.). Quella dell’ARCI era guidata dal presidente nazionale Tom Benetollo, insieme a Daniele Lorenzi e Giuliano Rossi dell’esecutivo nazionale.
Prieto ha ribadito il suo impegno a promuovere in modo attivo i diritti di omosessuali e transessuali e ha invitato Arcigay a partecipare con un proprio intervento al Congresso su cultura e sviluppo che si terrà nella capitale cubana nel giugno 2005.
Durante otto giorni di incontri a Cuba è stato possibile toccare con mano i primi segni di un rinnovamento culturale e sociale sul tema. L’omosessualità’ non è più un reato e il paese sta iniziando a fare i conti con le pagine tragiche della persecuzione antigay avvenuta dagli anni ’60 agli anni ’80.
Nelle principali riviste e istituzioni culturali, grazie anche ad intellettuali di prestigio apertamente gay, da Reynaldo Gonzales a Miguel Barnet, da Nelson Simon a Jorge Angel Perez, si è imposta una concezione positiva dell’omosessualità.
In campo sociale, la lotta al machismo e all’omofobia ha prodotto le prime azioni di promozione di una socialità omosessuale. Il Centro Nazionale di Educazione Sessuale (CENESEX) diretta da Mariela Castro accompagna le persone transessuali verso l’acquisizione, anche anagrafica, della loro nuova identità. Gli operatori di strada omosessuali dei centri di prevenzione AIDS svolgono azioni specifiche nei luoghi informali di incontro. Esistono esperienze pilota, come quelle del centro sociale Mejunje di Santa Clara, di serate gay e lesbiche.
“Rimane irrisolto il tema centrale del riconoscimento di associazioni lesbiche, gay, bisessuali e transessuali indipendenti, di loro riviste, di spazi autonomi di socialità – è il commento di Sergio Lo Giudice -. Su questo permangono forti resistenze politiche anche se sono in campo sinceri tentativi di sperimentazione di modelli originali di inclusione sociale delle persone lgbt.
Dal canto loro, lesbiche, gay e transessuali stanno iniziando ad utilizzare le limitate opportunità che si aprono. Si aspettano molto dalla relazione con noi e, più in generale, dal movimento lgbt internazionale. Noi daremo loro una mano affinché quegli spazi si amplino e venga garantito il pieno riconoscimento della loro dignità sociale”.

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