ARCIGAY DENUNCIA IL GOVERNO

di

Per Sergio Lo Giudice, l'Italia non ha recepito la direttiva contro le discriminazioni sul lavoro. "Il decreto approntato stravolge la direttiva. Chiederemo all'Europa di intervenire".

CONDIVIDI
0 Condivisioni Facebook Twitter Google WhatsApp
0

Clicca mi piace per non perdere nemmeno una notizia.


BOLOGNA – Macché lotta alle discriminazioni, questo governo è razzista. Secondo Arcigay, con il decreto legislativo di recepimento della direttiva europea 2000/78 per la parità in materia di occupazione e condizioni di lavoro che è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale lo scorso 13 agosto – entrando in vigore il 28 agosto – ne ha in realtà «completamente stravolto i contenuti, arrivando persino a rendere più facile il licenziamento di un lavoratore perché omosessuale e a peggiorare la normativa precedentemente in vigore in Italia». Quindi, visto che il recepimento doveva avvenire entro ieri 2 dicembre 2003, considerando il decreto insoddisfacente, Arcigay chiederà alla Commissione di aprire una procedura di infrazione contro l’Italia per le inadempienze del governo. Lo annuncia il presidente nazionale Arcigay, Sergio Lo Giudice che individua principalmente tre punti della direttiva europea che sono stati snaturati o ignorati dal governo italiano; ed esattamente quelli che riguardano l’onere della prova, le deroghe al principio di non discriminazione, e il coinvolgimento delle associazioni.
In particolare secondo la direttiva europea, e contrariamente a quanto previsto dal decreto del governo italiano, deve spettare al datore di lavoro la prova della non avvenuta discriminazione: è l’azienda, per esempio, che deve dimostrare che il provvedimento preso verso il lavoratore non origina da motivazioni razzistiche e discriminatorie.
Il decreto del governo italiano ha introdotto inoltre deroghe, non previste dalla direttiva, al principio di non discriminazione verso le persone omosessuali nell’ambito delle forze armate, dei servizi di polizia, penitenziari o di soccorso (sic!). «Forse che medici, infermieri, paramedici che prestano servizio di pronto soccorso possono essere discriminati perché omosessuali?» si chiede Lo Giudice.
Infine il coinvolgimento delle associazioni, oltre che dei sindacati, nella stesura nell’attuazione e nell’applicazione della direttiva, espressamente previsto dalla direttiva stessa, è stato completamente omesso dal decreto governativo. Secondo la direttiva europea, per esempio, Arcigay potrebbe sostenere un lavoratore discriminato perché omosessuale anche in sede processuale, possibilità del tutto esclusa dal governo italiano.
La Direttiva quadro su occupazione e impiego (2000/78/EC), adottata il 27 novembre 2000, ed entrata in vigore il 2 dicembre 2000, avrebbe dovuto essere recepita da tutti gli stati membri entro 3 anni, per l’appunto ieri 2 dicembre 2003. Nondimeno, degli attuali 15 stati membri, solamente 3 hanno soddisfatto gli standard minimi di recepimento – il Belgio, la Danimarca e la Svezia. Altri Irlanda, Regno Unito e Paesi Bassi – hanno quasi completamente dato seguito alla direttiva anche se mancano ancora alcuni piccoli aggiustamenti affinché la trasposizione sia completa. Tutti gli altri stati membri, tra cui l’Italia, hanno o trasposto la direttiva in maniera del tutto insufficiente o non hanno adottato o perfino proposto alcun provvedimento.
«Questa direttiva europea è un grandissimo passo avanti. Per la prima volta offre la possibilità di un’esplicita protezione contro le discriminazioni sul luogo di lavoro per gay, lesbiche e bisessuali in tutta l’Unione Europea – spiega Riccardo Gottardi, co-presidente di Ilga-Europe, l’associazione per i diritti di gay, lesbiche, bisessuali e transessuali in Europa -. Dobbiamo utilizzare tutti i mezzi a nostra disposizione affinché i governi non si sottraggano al loro impegno iniziale, e non attenuino i provvedimenti decisi dal Consiglio europeo tre anni fa».

Tutti gli articoli su:


Commenta l'articolo...