Arcigay: Diaco è omofobo. E il giornalista querela

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Il giornalista: «La sessualità non è una patente da esibire. Dichiararsi non è un dovere per nessuno» ha detto Diaco. E parte la querela all'associazione.

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Il giornalista Pierluigi Diaco fa sapere dal suo blog di avere querelato Arcigay in relazione all’accusa di omofobia che gli è stata rivolta. «Sul sito dell’associazione vengo accusato di omofobia per aver scritto sul Foglio, nella mia rubrica Dj&Ds, una riflessione sull’operato dell’Arcigay in cui denuncio il rischio di "una dittatura gaya", ovvero di un "autoritarismo" fanatico da parte del movimento omosessuale. La società italiana negli ultimi anni si è trasformata moltissimo, dimostrandosi, a tratti, più moderna della politica e dell’Arcigay».

«Credo, infatti, che il "Gay Militante" abbia perso oggi gran parte del suo significato e della sua utilità: l’esibizionismo della sessualità è stata una grande occasione che ha segnato un pezzo fondamentale della storia del movimento omosessuale in tutta Europa. Ora i Gay – spiega Diaco – hanno un nuovo diritto da conquistare: il diritto alla privacy. Il diritto (anche per gli omosessuali) di vivere liberi e sereni, sottraendosi al "dovere" di dichiararsi in pubblico e in televisione».

Per Diaco «la sessualità non è una patente da esibire, ma una caratteristica squisitamente `privata’ della propria personalità». «E trovo alquanto ridicole, controproducenti e inutili – chiude Diaco – le campagne anticlericali promosse dalle associazioni omosessuali».

Arcigay, dalle pagine del suo sito, aveva definito il giornalista un "omofobo prét-à-porter" per le sue dichiarazioni sul Il Foglio. Ecco il testo dell’articolo originale di Pierluigi Diaco:

È frocio-mania. Dilagante e martellante, la gaiezza ambisce ad imporsi come ideologia. La faccenda, patetica a dir poco, tradisce l’intera letteratura omosessuale, le sue poesie, le sue liriche, le sue idee. L’orgoglioso della diversità è andato a puttane, oggi il frocio moderno vuole sentirsi tristemente uguale ad un uomo spostato; vuole ingoiare gli stessi antidepressivi e gli stessi rospi. Sono ormai ricordi sbiaditi le caccie notturne, i baccanali erotici sulla Casilina, i libri di Umberto Saba, i feticismi consumati in quel garage di P.zza Dante, i sudori di quei corpi senza identità, le frociate contadine nelle case in campagna degli amici. L’Arcigay ha cestinato tutto con maligna faciloneria. È nato l’autoritarismo gay: una dittatura del cazzo!"

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