Arcigay e le altre associazioni LGBT all’ONU: “Italia messa male”

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Nessuna legge contro l'omofobia, nessun organo di tutela, zero diritti per i figli delle famiglie arcobaleno.

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Omofobia e transfobia: un fenomeno non misurato dalle istituzioni è un fenomeno che non esiste“. Questo è quanto si legge nel rapporto per la Commissione ONU per i diritti umani stilato da Certi Diritti, Arcigay, Famiglie Arcobaleno e il Centro Risorse LGBTI. La discriminazione omofobica e transfobica insomma per lo Stato Italiano non esiste

In questi giorni sono stati pubblicati i contributi delle associazioni italiane per la Commissione ONU sui diritti umani, che si riunirà nella prima settimana del marzo prossimo. Le varie associazioni hanno elaborato un rapporto sulla situazione italiana in campo di diritti umani per le persone LGBTI. E la situazione non è esaltante.

La frase d’apertura del rapporto rende già l’idea dell’inadeguatezza del nostro paese: “Il rispetto dei diritti umani delle persone LGBTI in Italia è minato dalla legislazione incompleta“, si afferma. È alto il rischio che i diritti umani delle persone LGBTI non siano rispettati a causa della mancanza di leggi in materia, e i fattori di rischio reali sono riportati nel documento delle associazioni LGBTI per la commissione ONU: nessuna legge contro l’omofobia e la transfobia; la possibilità concreta che possa chiudere (o modificarsi profondamente) un organo anti-discriminazione come l’UNAR, nel caso dovesse governare una forza politica omofoba; la mancanza di dati precisi sul bullismo omofobico e transfobico e una sostanziale scarsità di dati sulle aggressioni verbali e fisiche basate sulla discriminazione dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere (il documento ISTAT più aggiornato è vecchio di sei anni).

Nel documento per la Commissione ONU (scaricabile in inglese qui) si pone anche l’accento sulle operazioni chirurgiche fatte ai bimbi sotto i 6 anni nati intersex, che sarebbero aumentate del 50% nel solo 2013. Un fenomeno che ha fatto guadagnare all’Italia il rimprovero del Comitato ONU sui diritti delle persone con disabilità che ha rilevato come tali operazioni chirurgiche precoci vìolino il diritto della persona all’integrità. Situazione, questa, dovuta nuovamente alla legislazione totalmente lacunosa. A presentare all’ONU il report sarà Yuri Guaiana di Certi Diritti, che ne ha seguito la stesura, accompagnato dal segretario dell’associazione Leonardo Monaco.

L’altro aspetto trattato è la mancanza di una piena equiparazione tra coppie etero e coppie same-sex, poiché, nonostante l’approvazione della legge sulle unioni civili solo per coppie omosessuali, non sono stati tutelati i diritti delle famiglie omogenitoriali – ovvero, quelle famiglie composte da due genitori dello stesso sesso (anagrafico) con figli. Si riporta come in Italia le famiglie omogenitoriali abbiano, in media, un figlio e mezzo ciascuna, e che 4 famiglie su 10 abbiano più di un figlio. Si tratta del 24% di tutte le famiglie same-sex, secondo il censimento promosso da Famiglie Arcobaleno e Centro Risorse LGBTI che sarà pubblicato nel marzo 2017.

Se la situazione italiana appare, eufemisticamente, un colabrodo, grazie a questo documento possiamo affermare che le associazioni LGBTI italiane si sono accreditate come interlocutore dell’ONU. Gabriele Piazzoni, segretario nazionale di Arcigay, commenta: “Sono stati fatti sostanziali passi avanti, ma dobbiamo pretendere la piena uguaglianza e la tutela di tutti i diritti umani delle persone LGBTI – e aggiunge – sono le associazioni come Arcigay che devono fare pressione sugli organi dello Stato, usando ogni strumento: la Commissione ONU è uno di questi“.

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