Arrestato un 17enne: confessa omicidio di un imprenditore palermitano

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L'omicidio, avvenuto lo scorso 25 aprile, sarebbe maturato a margine di un incontro sessuale. Il ragazzo ha confessato di avere inferto all'uomo 40 coltellate e di avergli fracassato...

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Massimo Pandolfo

Massimo Pandolfo

E’ stato arrestato ed ha confessato di aver aggredito e ucciso l’imprenditore 46enne Massimo Pandolfo. I fatti sono avvenuti lo scorso 25 aprile nel quartiere Acqua dei Corsari di Palermo quando il diciassettenne fermato oggi, in seguito ad una lite, ha colpito a morte l’uomo sferrandogli 40 coltellate e fracassandogli poi il cranio con un sasso.
L’omicidio sarebbe stato perpetrato nell’ambito di un incontro sessuale a pagamento. Il diciassettenne e Pandolfo, secondo la ricostruzione fornita dagli inquirenti, sarebbero arrivati sul luogo dove poi è stato ritrovato il cadavere dell’imprenditore, a bordo della macchina di quest’ultimo. Giunti sul posto, l’imprenditore avrebbe rivolto al ragazzo, che a quanto pare era solito prostituirsi per soldi, richieste che il giovane non avrebbe voluto esaudire. Da lì sarebbe scoppiato l’alterco che ha portato all’omicidio.

La macchina di Pandolfo bruciata

La macchina di Pandolfo bruciata

L’auto è stata ritrovata dopo l’arresto del ragazzo, in fiamme in una strada della periferia palermitana. Per spegnere l’incendio che ha bruciato la Citroen C3 di Pandolfo sono intervenuti i vigili del fuoco e i carabinieri della scientifica accorsi per cercare prove che permettano di risalire all’identità di possibili altri aggressori dell’uomo. Alcuni punti, infatti, del racconto rimangono oscuri, compreso il fatto che Pandolfo, avendo praticato pugilato, avrebbe potuto difendersi da un diciassettenne e che alcuni passaggi nel racconto del minorenne fermato lasciano intuire la presenza di altre persone.
Sulla vicenda, di cui parla tutta la stampa, interviene il presidente nazionale di Arcigay Flavio Romani. “Chiediamo rispetto per la vittima di un efferato omicidio – dice Romani -. Non si è mai letto sulla stampa di omicidi negli “ambienti eterosessuali”, eppure i femminicidi allignano proprio nello squilibrio dei rapporti tra uomo e donna. L’insistenza morbosa sulla presunta sessualità della vittima nel raccontare quell’omicidio non si giustifica se non nei pregiudizi di chi ha scritto e pubblicato quegli articoli. Nell’omosessualità non c’é nulla di scabroso e quell’uomo, e la sua intimità, dovevano essere rispettate dai media”. Titti de Simone, coordinatrice del Palermo Pride 2013, sottolinea che la manifestazione sara “l’occasione per porre l’accento su come i media affrontano la questione lgbt a livello locale e nazionale”.

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