Asilo politico: si va avanti

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Dopo la manifestazione milanese del 17 settembre, partono le prime richieste ufficiali all'ambasciata di Spagna. E a quanto pare laggiù qualcuno comincia ad ascoltare.

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MILANO – E insomma si fa sul serio. Le richieste di asilo politico sono partite. Per la precisione 200 (e soltanto le prime, per chi volesse farsi avanti), inoltrate da cittadini e cittadini glbt che hanno aderito all’iniziativa di giovedì scorso davanti al consolato spagnolo. Le riceverà l’ambasciatore di Spagna, Luis Calvo Merino, insieme con una lettera cofirmata da venti associazioni glbt lombarde. E adesso? "Adesso attendiamo cordiale risposta", scherza Francesca Polo, presidente di Arcilesbica, una delle associazioni coinvolte: "Chiaramente non contiamo che sia la Spagna a fare chissà cosa. Per il momento aspettiamo di vedere i riscontri. Sappiamo per esempio che i nostri vicini, a livello sociale se non istituzionale, ci stanno ascoltando. Al sit-in erano presenti giornalisti spagnoli, e anche laggiù la notizia è stata coperta [per esempio da El Pais e Adn., n.d.r.]. Prevediamo comunque di dare un seguito all’iniziativa, per esempio muovendoci in modo analogo su Roma, sede dell’ambasciata."

Ma l’asilo politico può davvero essere concesso? E soprattutto: lo volete? "Chiariamo una cosa: siamo persone che amano il proprio paese, e che non hanno realmente intenzione di chiedere asilo. Cosa che peraltro non sarebbe possibile, essendo cittadini dell’Unione. L’iniziativa nasce dalla necessità di avere un intermediario che porti la nostra istanza in Europa, dal momento che la politica italiana non accenna a muoversi. Siamo cittadini europei, e troviamo inammissibile che il nostro paese non faccia nulla. L’Europa non può esistere soltanto per la circolazione dei capitali e non sul piano dei diritii. Dal 1994 esistono direttive europee ben precise, che la politica italiana puntualmente ignora e disattende. Abbiamo scelto come interlocutore la Spagna, e non per esempio l’evolutissima Svezia, perché è un paese molto simile al nostro, che tuttavia negli ultimi anni ha fatto scelte di democrazia e inclusività qui inimmaginabili."

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