ASSEDIO AL VATICANO

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In maniera pacifica ma combattiva, in San Pietro i gay hanno commemorato Ormando, che nel '98 si dette fuoco per protestare contro l'intolleranza della Chiesa. Ma le cose...

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ROMA – «Sono 5 anni che Ormando è morto, ma ci si rende ben conto di come le cose non siano assolutamente cambiate, anzi peggiorano». Le parole di Massimo Mazzotta, Presidente del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, sintetizzano lo spirito combattivo ma poco ottimista che contraddistingue i rapporti tra omosessuali e Chiesa, e che ha inevitabilmente connotato la V Giornata contro la discriminazione antiomosessuale su base religiosa che si è svolta, nel pomeriggio di lunedì a Roma, in Piazza Pio XII, appena al di fuori delle staccionate che delimitano Piazza San Pietro, posto consueto dove da cinque anni a questa parte la comunità gay romana si riunisce per commemorare Alfredo Ormando, il poeta e scrittore siciliano omosessuale con la passione per la filosofia, che decise di darsi fuoco sotto il colonnato del Bernini. “Chiedo scusa per essere venuto al mondo (…) per non aver accettato una diversità che non sentivo, per aver considerato l’omosessualità una sessualità naturale”(…). Questa la causa del folle gesto spiegato dallo stesso Ormando con una lettera ad una Agenzia di Stampa.
«La manifestazione di oggi – ci spiega Sergio Lo Giudice, Presidente Nazionale di Arcigay – quest’anno ha un particolare significato dop il segnale fortemente negativo che ci arriva da parte della chiesa che vieta a tutti i gay di accedere al sacerdozio; una vera e propria condanna dell’identità personale. Siamo in attesa del Decalogo rivolto ai politici che il Cardinale Ratzinger pubblicherà tra qualche giorno: sembra che la chiesa cattolica voglia accentuare l’elemento di pressione sulle forze politiche per evitare che ci sia un qualunque riconoscimento non tanto e non solo delle coppie gay quanto della dignità dell’identità della singola persona omosessuale. Senza dimenticare che esistono nel mondo casi anche peggiori di discriminazione, ad esempio nei paesi a guida islamica e dove l’omosessualità è punita con la pena di morte, siamo ben consapevoli che anche nel nostro paese andiamo incontro a una fase in cui la chiesa cattolica inasprirà il suo atteggiamento nei confronti di una accettazione sul piano giuridico e normativo dell’identità delle persone omosessuali.»

Il Vaticano sceglie, quindi, di riportare indietro l’orologio della storia e gli effetti di questo inasprimento si fa già notare anche nei piccoli particolari: Antonio Trinchieri, Presidente della Commissione Cultura del Municipio “Roma Centro” è intervenuto presso la Questura centrale di Roma come tutti gli anni per ottenere l’autorizzazione a svolgere la consueta commemorazione in ricordo di Alfredo Ormando, ma ha dovuto faticare parecchio quest’anno: «per non meglio precisati motivi di sicurezza, la polizia avrebbe voluto “collocarci” a quasi un chilometro da San Pietro. Alla fine, però, si sono convinti in considerazione del fatto che la nostra iniziativa non ha mai dato problemi di ordine pubblico».
Molte le associazioni presenti: «Noi siamo qui – commenta Massimo Mazzotta, Presidente del Mario Mieli – per sperare che prima o poi un dialogo tra il Vaticano e la comunità gay possa aprirsi, e ci teniamo per i nostri amici gay credenti che si vedono discriminati doppiamente non solo nella loro sessualità ma anche nella loro religione, nel loro credo. Per fortuna all’interno del mondo cattolico ci sono dei preti che non seguono come dei caproni i dictat della Chiesa ma che aiutano e dialogano con gli omosessuali.»
C’è anche chi omosessuale non è ma è pronto a sfilare in piazza con tanto di striscioni inneggianti la Laicità dello Stato è l’esempio delle associazioni NO GOD, Atei per la Laicità dello Stato e della UAAR, Unione Atei Agnostici Razionalisti, che sono intervenuti per solidarietà con i compagni Glbt come ci spiega il presidente della sezione romana Sergio D’Afflitto: «Questa è la terza volta che partecipiamo a questa commemorazione innanzi tutto perché nel nostro circolo c’è una vasta comunità GLBT e noi siamo tutti solidali con loro visto che i nostri amici si trovano sempre discriminati per motivi religiosi. Ecco perché la UAAR è qui oggi: contro le micro e macro discriminazioni».
Paola Abete rappresentante di Arcilesbica di Roma, pur sostenendo la commemorazione, mette in guardia dal rischio di prendere Ormando da esempio: «come ogni anno ci troviamo a commemorare Alfredo. Io non mi sento di portare altro che solidarietà per questo atto compiuto da Alfredo Ormando, ma certo non mi riconosco e non riesco a considerare questa persona un simbolo e non credo che lo volesse essere. Io credo che avrebbe voluto essere una persona tranquilla e felice di essere liberamente se stesso, come tutti noi speriamo di poterlo essere nel tempo lavorandoci insieme».
Alle 16,00 il piccolo accentramento di persone si muove, in testa al piccolo corteo ci sono Lo Giudice, e Franco Grillini che sorreggono una corona in memoria di Alfredo Ormando, mentre Alessandro Cardente e Gigliola Toniollo della CGIL Ufficio Nuovi Diritti, e Mauro Cioffari, Responsabile del Gruppo di Lavoro GayRoma.it distribuiscono fiori ai presenti.
Vicino alle transenne di Piazza San Pietro, Grillini depone la corona, mentre lo spiegamento di poliziotti circonda il piccolo corteo che si ferma; qualche parola detta da Lo Giudice per ricordare ai presenti di non dimenticare, poi si gira verso le transenne che circondano Piazza San Pietro, un limite fisico che rappresenta e sottintende ben altri limiti per la dignità umana, e in un sol gesto, all’ombra der Cupolone, i fiori, tutti i fiori distribuiti precedentemente volano oltre quelle transenne con applauso finale di tutti i presenti.

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di Monica Giovannoni

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