Australia: gli anglicani benedicono le unioni gay

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Mentre i cattolici australiani respingono ogni apertura verso gli omosessuali, la Chiesa anglicana parla di cerimonie matrimoniali.

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E’ recente la polemica che ha accolto la nuova nomina di George Pell ad Arcivescovo di Sidney, accusato dagli attivisti gay di assumere posizioni omofobe. La protesta è anche arrivata a forme estreme durante una celebrazione della messa da parte di Pell, che aveva rifiutato di concedere le comunione a un gruppo di omosessuali credenti, aggiungendo che, secondo lui, il sesso tra uomini è più pericoloso del fumo, dal punto di vista sanitario.

Dal lato opposto si è schierato il leader della chiesa anglicana, Peter Carnley, che in un articolo pubblicato su una rivista ecclesiastica, dà una visione diversa delle unioni omosessuali stabili, durature e fondate sulla reciproca fedeltà: «Si tratta di un modo per esprimere amore, gioia, pace, perdono, gentilezza, rispetto reciproco e lealtà», aggiungendo che «se la Chiesa riconoscesse in qualche modo i legami omosessuali questi probabilmente durerebbero di più».

Su queste basi Carnley auspica esplicitamente che la Chiesa consenta in un prossimo futuro cerimonie religiose para-matrimoniali, considerando anche il fatto che in Australia il matrimonio gay non è contemplato dalla legislazione.

Da parte della Chiesa cattolica arriva, come ovvio, una condanna ferma di queste posizioni: «Se pensa che la Chiesa debba ritenere i comportamenti e le relazioni omosessuali leggittimi – ha detto il portavoce della Chiesa Cattolica Brian Lucas – credo che sia in disaccordo con i principali insegnamenti della Cristianità. Il suo punto di vista non è affatto condiviso da tutti».

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