Autogrill discrimina i gay

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Un caso emblematico, quello di Gabriel sottoposto a mobbing continuo per aver dichiarato la sua omosessualità.

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Gabriel Bel (nome convenzionale che useremo per evitare ulteriori discriminazioni nei suoi confronti) lavora presso uno dei più grandi stabilimenti Autogrill d’Italia. E’ un ottimo lavoratore, come affermano anche i rapporti dei suoi diretti superiori, impara velocemente, ma ha rischiato di non vedersi riconfermare il contratto di formazione della durata di due anni con il quale Autogrill è solita assumere i nuovi impiegati. Perché? Perché Gabriel è gay, e non lo nasconde. Lo ha dichiarato già nei primi tempi ai suoi colleghi di lavoro, con il coraggio che lo contraddistingue, il coraggio di una persona che sa badare a se stessa. Ma da quel momento, i suoi superiori hanno mostrato di non gradire la trasparenza con cui Gabriel vive la sua omosessualità, e hanno tentato in ogni modo di cancellare la sua visibilità, facendo continui rapporti per motivi comportamentali, minacciandolo di licenziamento e arrivando persino alle minacce personali.

Da quel momento Gabriel, con l’aiuto della Uil locale ha iniziato una battaglia per vedere riconosciuto il proprio lavoro. Nei colloqui che la Uil ha avuto con i dirigenti Autogrill, è risultato un ritratto del lavoratore Gabriel Bel decisamente positivo, ottimo impiegato, con grandi capacità, ma incapace di sottostare alle regole contrattuali… Con questa espressione, i suoi superiori volevano ad esempio indicare che Gabriel aveva rifiutato di togliere una collana vistosa; ma Gabriel, dicono alla Uil, è uno che ama vestirsi bene.

I rappresentanti Uil hanno subito capito che c’era qualcosa che non andava nell’atteggiamento dei superiori di Gabriel, più che in Gabriel stesso, e dopo aver approfodnito la faccenda, hanno iniziato a sollecitare l’impresa a terminare qualsiasi azione di mobbing nei confronti dei lavoratori basato sul loro orientamento sessuale. La Autogrill, dopotutto, è una azienda della Benetton, proprio il marchio che ha fatto della lotta per i diritti civili la sua campagna pubblicitaria. Così è stata avviata una campagna di protesta nei confronti dell’azienda, cponsiderando anche il fatto che il caso di Gabriel non è purtroppo l’unico, ancorché il più visibile.

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