AVVOCATO, CHE PENSA DEI GAY?

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Roma. Un seminario della Cassa Forense affronta PaCS ("più avanti di quello francese" dice l'estensore) e unioni omosessuali. Anche i giuristi si dicono vicini alle istanze glbt.

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Il fatto che le unioni omosessuali figurino all’interno del programma di un corso seminariale per avvocati, è certo degno di nota. Anche il mondo giuridico si avvicina alle istanze del movimento GLBT, quasi a prepararne il riconoscimento. A questo punto sembra che manchino solo i politici…
Nell’ambito dei “Seminari sul Diritto di Famiglia” – organizzati dalla Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza Forense e dalla Fondazione dell’Avvocatura Italiana, in collaborazione con la Guida al Diritto de Il Sole 24 ore – mercoledì 10 dicembre, nell’Auditorium della Cassa Forense di Roma, si è parlato delle unioni omosessuali.
Il tema è stato snocciolato attraverso la presentazione e la discussione di tematiche quali il PaCS francese, le prospettive attuali, le unioni civili e le famiglie di fatto, il transessualismo e l’ermafroditismo. Relatori sono stati docenti di diverse facoltà italiane, tra cui Paolo Viticci, ordinario di Diritto Privato alla Sapienza di Roma, Francesco Bilotta, docente di Diritto Privato all’Università di Trento ed estensore della proposta di legge per il PaCS, e Salvatore Patti, ordinario di Diritto Privato alla Sapienza di Roma e direttore responsabile di “Familia”- Rivista di diritto della famiglia e delle successioni in Europa.
Tutti i relatori concordano sul fatto che ci si trovi ad una situazione particolare: esistono “famiglie di fatto”, esistono coppie omosessuali che convivono, c’è la coscienza che la famiglia non è più un monolite… ma c’è anche un “silenzio assordante” della legge in merito a tutti questi fenomeni – come ha sottolineato Maria Grazia De Ianni, avvocatessa napoletana molto impegnata con le coppie omosessuali. Si auspica, quindi, che si prenda atto di una realtà che è davanti agli occhi di tutti.
Vitucci, da “osservatore del diritto” come si è definito, è partito da una constatazione: oggi la pluralità di modelli di convivenza familiare è un dato acquisito. Nel Codice Civile a fianco del modello familiare legittimamente fondato sul matrimonio, vi è anche il modello fondato sulla convivenza non matrimoniale. Per quel che riguarda le unioni omosessuali, però, il diritto privato è muto e, probabilmente, lo sarà a lungo. Questo perché, solitamente, il legislatore civile arriva ultimo (quasi fuori tempo massimo, a volte) rispetto all’esperienza. Tutto il fermento che c’è attualmente in Italia serve come da “preparazione” perché il legislatore possa poi formulare una legge.
A livello europeo possiamo individuare dei diversi modelli di unione fra persone dello stesso sesso. Il modello francese del PaCS – in vigore dal 1999 – ha come elementi indispensabili la vita comune, nelle caratteristiche della vita di coppia (coabitazione, residenza comune) e di intensità di legami affettivi e sessuali. Il PaCS francese viene ad essere un modo di disciplinare le unioni accanto al matrimonio, e quest’ultimo resta sempre riservato alle coppie tradizionali. C’è, poi, il modello olandese/tedesco (dal 2001) che afferma che non esiste un istituto diverso dal matrimonio per disciplinare le unioni di persone dello stesso sesso, ma è il matrimonio stesso che ha aperto se stesso alle unioni omosessuali. Si parla, cioè, dell’indifferenza del sesso per l’istituto matrimoniale. Infine, c’è il modello italiano, che è quello del silenzio.
Bilotta ha affermato che se è vero che il diritto italiano è muto rispetto alle unioni omosessuali, ci sono però delle aperture che possono far pensare che un domani queste unioni possano essere legalizzate. E secondo lui si tratta degli articoli 2 e 3 della Costituzione italiana. Egli ha detto: “Il ponte di comando – sul quale io mi trovo e sul quale invito ciascuno di voi a prendere posto – è costituito dagli articoli 2 e 3 della Costituzione e da un valore, un valore laico che i due articoli appena citati in qualche modo presuppongono. Tale valore è il rispetto della dignità della persona, è la tutela della realizzazione – giorno dopo giorno – della personalità di ciascun individuo”. Dopo questa premessa, Bilotta è passato ad illustrare la proposta di legge italiana per il patto civile di solidarietà e unione di fatto – presentata il 21 ottobre 2002 – e che ha come primo firmatario Grillini, e, fra gli altri, Violante e Diliberto (proposta di legge che si può trovare cliccando qui). Si parte dal presupposto che l’eterosessualità non è un elemento fondante del matrimonio. Rispetto al PaCS francese la proposta italiana ha dei vantaggi dal momento che da quest’accordo derivano effetti di carattere personale, sia per quello che riguarda il regime patrimoniale (art.11), sia per quel che riguarda i diritti successori (art.15), sia anche per il diritto al lavoro “nel caso in cui l’appartenenza ad un nucleo familiare sia titolo di preferenza per l’inserimento in graduatorie occupazionali o per l’inserimento in categorie privilegiate di disoccupati” (art.16). Altro passo in avanti della proposta italiana rispetto al PaCS francese è quello riguardante l’assistenza sanitaria e penitenziaria (art.24) e quello riguardante la malattia e le decisioni successive alla morte (art.26).
Il dibattito in aula è stato ricco e stimolante: i partecipanti – oltre duecento – sono stati veramente interessati a quanto detto, e quando un paio di avvocati hanno preso la parola per definire “assurde” e “illegali” le proposte di unioni omosessuali, in coro tutti si sono distaccati da questo modo di pensare.
“Un PaCS avanti” per tutti, quindi. Forse i tempi stanno veramente maturando.

di Roberto Russo

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