Baracchini: “I gay sono ovunque: se ne facciano una ragione”

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Gay.it ha intervistato il giornalista di RaiNews che ieri in diretta TV ha fatto coming out: "In realtà, ho solo fatto riferimento alla mia vita personale, come fanno...

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Ieri Alessandro Baracchini, uno dei volti di RaiNews, in collegamento con la trasmissione di Radio2 “Un giorno da pecora” è stato il primo giornalista gay italiano ad aver fatto coming out durante una diretta radiotelevisiva. Oggi lo abbiamo raggiunto telefonicamente per fargli qualche domanda.

Ciao Alessandro, ieri in pochissimo tempo la notizia ed il video del tuo coming out erano ovunque. Ti aspettavi tutto questo clamore?Anche se faccio il giornalista da più di 15 anni e pensavo di conoscere i meccanismi mediatici abbastanza bene mi ha sorpreso tutto questo clamore per la dichiarazione di ieri. Ero consapevole che, per quanto ricordassi, nessun giornalista avesse mai detto una cosa del genere esplicitamente in diretta TV ma voglio precisare che il mio non era un annuncio. Non ho fatto coming out aprendo il telegiornale ma ho risposto in maniera naturale ad una domanda durante una trasmissione satirica.

Certo, se fossi stato eterosessuale quelle tue stesse affermazioni non avrebbero scandalizzato nessuno.Tutti i giorni le persone eterosessuali parlano tranquillamente della loro vita privata e delle loro relazioni. Quando lo fanno stanno implicitamente parlando del loro orientamento sessuale. Se una persona omosessule, con la stessa naturalezza, fa la stessa cosa viene subito messo in chiaro che la sessualità è un fatto privato e che la cosa non interessa a nessuno. Io non ho raccontato particolari della mia vita sessuale, ho solo rivelato il mio orientamento come qualsiasi eterosessuale fa ogni giorno portando ad esempio la fede al dito o non omettendo particolari della propria vita privata.

Hai seguito professionalmente o partecipato ad eventi LGBT: l’anno scorso hai condotto la diretta che RaiNews ha dedicato alla all’Europride e lo scorso dicembre sei stato il moderatore della conferenza dei 40 anni del movimento. Come e quando hai capito che era arrivato il momento del coming out?Non era nulla di programmato. Con la famiglia e con gli amici son dichiarato da tanti anni. Per quanto riguarda la professione ho imparato prima di tutto a fare il giornalista, poi ho seguito apertamente le notizie e le tematiche del mondo lgbt tutte le volte che ce n’era l’occasione. In quei casi non c’era bisogno di dire “Sono gay quindi faccio quest’intervista” o “Sono gay e presento questo programma” ma sapevo che prima o poi avrei potuto essere chiamato personalmente in causa. Sarebbe potuto succedere in qualsiasi momento, è capitato in uno dei tanti momenti in cui “gay fa notizia”.

Un momento in cui peraltro, visti gli episodi di omofobia dei giorni scorsi, abbiamo un gran bisogno di notizie positive.Speriamo che parlarne porti qualche risultato. Se ne parla nelle fiction, in molte trasmissioni televisive e sui giornali ma ad ora non vediamo nessun risultato a livello legislativo. La politica parla di unioni civili e matrimonio nella solita vecchia salsa. Si parla qualche volta di omofobia ma pare non sia abbastanza: soltanto negli ultimi giorni sono stati picchiati ragazze e ragazzi ed è stata colpita anche una transessuale. Il mondo trans poi non viene mai raccontato se non in modo squallido.

Nei giorni scorsi più di qualcuno, in merito alla possibile della presenza di alcuni giocatori gay in nazionale, ha detto che la cosa non ci interessa perché in fondo il loro orientamento sessuale è solo affar loro. Ci spieghi perchè invece il coming out di un personaggio noto è così importante?Perchè in primo luogo aiuta a far percepire il fatto che un omosessuale parli dei propri affetti e si riferisca naturalmente alla propria vita privata come una cosa normale quale effettivamente è.  La naturalezza con cui normalmente gli etero parlano di se stessi in pubblico dovrebbe diventare la regola anche per noi omosessuali. Inoltre ci sono tantissime persone che possono trarre un grande giovamento dal fatto che un personaggio noto vive senza vergogna e con assoluta naturalezza la propria omosessualità. Penso ai tanti ragazzi che spesso arrivano al suicidio per questo motivo ma anche alle tante persone che ancora hanno una paura enorme di dichiararsi in famiglia o sul proprio posto di lavoro.

A proposito di gay ed informazione: qualche tuo collega, come ad esempio il direttore del TGLa7 Enrico Mentana, ha ritenuto che la triste uscita di Cassano sui “froci in Nazionale” non fosse degna di nota. Pare ci sia qualcosa che non va nel modo in cui l’informazione italiana tratta temi legati al mondo lgbt.Sì, c’è una gran confusione. Nel caso di Cassano non è tanto offensivo l’uso della parola “frocio” ma l’aver detto “in nazionale spero che i froci non ci siano”. Se avesse detto “i negri in nazionale spero non ci vengano” la condanna sarebbe stata immediata ed unanime. Una frase del genere detta da un personaggio noto e popolare ed ascoltata da tanti giovani rinforza i luoghi comuni ed alimenta l’omofobia e l’idea che avere un omosessuale accanto sia una minaccia. Invece devono capire tutti che gli omosessuali accanto ce li hanno già nel lavoro, nello sport…se ne facciano una ragione!

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