BARI DICE NO AL SANGUE GAY

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Nel capoluogo pugliese in tre ospedali viene vietata la donazione di sangue agli omosessuali: lo denuncia l'Arcigay della Puglia.

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BARI – A Bari in tre ospedali viene vietata la donazione di sangue agli omosessuali: lo denunciano l’Arcigay della Puglia e una interrogazione presentata da alcuni consiglieri di opposizione del centro sinistra alla Regione Puglia. La vicenda e’ stata anche resa nota in una interrogazione presentata al ministro della salute da Franco Grillini, Alba Sasso e Giuseppe Caldarola, per sapere quali iniziative intenda assumere Sirchia per far cessare ”questi comportamenti vessatori in atto nel Policlinico di Bari e in altri nosocomi italiani e ripristinare il sistema di garanzie previsto dalla legge consentendo a tutti i donatori di esercitare il loro diritto senza alcuna discriminazione”.
Nel policlinico di Bari ma anche nel ‘Di Venere’ e nell’ospedale pediatrico ‘Giovanni XXIII’ per donare il sangue occorre compilare un modulo dove, tra i principali criteri di esclusione dalla donazione, viene inserito quello riguardante i rapporti omosessuali. Cio’ non avviene, invece, nell’ospedale ‘San Paolo’.
La denuncia e’ stata fatta oggi in un incontro con i giornalisti dal presidente regionale dell’Arcigay, Michele Bellomo, dall’avv. Enrico Fusco, componente dell’Arcigay della Puglia, dai consiglieri regionali Michele Losappio (Prc), Mimmo Lomelo (Verdi) e Michele Ventricelli (Ds), firmatari dell’interrogazione, e da un rappresentante del movimento studentesco di Bari, Antonello Antonicelli.
Quanto avviene nei tre ospedali baresi – come e’ stato spiegato nell’incontro – fa riferimento ”ad una indicazione non sorretta dalla normativa nazionale, anzi in contrasto con la stessa in quanto il decreto ministeriale del 26 gennaio del 2001 n.78 indica tre domande nel questionario da compilare sui comportamenti sessuali: quella su ‘comportamenti sessuali a rischio di trasmissione di malattie infettive e/o in cambio di denaro o droga’, quella su ‘rapporti sessuali con un partner risultato positivo ai test per l’epatite B e/o C’; e quella su ‘rapporti sessuali a rischio di trasmissione di malattie infettive”’. Invece il modulo che il donatore deve sottoscrivere presso la Banca del sangue del policlinico di Bari, dell’ospedale pediatrico Giovanni XXIII di Bari e dell’Ospedale Di Venere, esclude dalla donazione colui che ”ha avuto rapporti omosessuali”, ”evidentemente considerato – ha detto Bellomo – di per se’ ad alto richio di infezione”.
La denuncia parte da un episodio avvenuto qualche giorno fa, quando un giovane omosessuale barese di 25 anni, anche sulla base di segnalazioni anonime giunte all’Arcigay, si e’ presentato alla Banca del sangue del Policlinico di Bari per donare ma gli e’ stato detto che cio’ non era possibile in quanto gay. E’ tornato due giorni dopo accompagnato dai protagonisti della trasmissione televisiva ‘Iene’ e – secondo il racconto – gli e’ stato consentito di fare un test in quanto soggetto a rischio e ora dovra’ attendere 40 giorni per sapere se tutti i valori sono a posto e potra’ diventare donatore.
”Per fortuna – sottolinea Bellomo – non succede in tutte le strutture sanitarie, ad oggi pero’ si parla ancora di categorie a rischio e non di comportamenti. A livello scientifico e’ sbagliato e a livello umano si tratta di discriminazioni totalmente deprecabile: non si puo’ parlare di categorie ma di comportamenti. Le persone omosessuali sono persone che hanno il sangue nella stessa misura di quelle eterosessuali. E’ un atto d’amore che viene vietato”. ”Ancora una volta – ha proseguito – la normativa nazionale viene elusa, perche’ per fortuna questa volta c’e’ una normativa nazionale, ma un atto d’amore viene negato”. Per l’avv. Enrico Fusco si tratta di ”vera e propria omofobia e quindi c’e’ una evidente disinformazione che danneggia gli omosessuali”. ”Non e’ possibile – ha affermato Losappio – accettare l’idea che gli omosessuali non possano donare sangue”. ”Si tratta – ha detto Ventricelli – di far applicare un decreto ministeriale esistente che dice in maniera chiara cosa fare”. ”E’ assurdo – ha aggiunto Lomelo – attuare una intolleranza nei confronti di chi vuole fare solo un atto di amore e invece va a sbattere contro un muro”.
Bellomo ha annunciato che il problema parte da Bari ma tutti i circoli nazionali dell’Arcigay sono stati mobilitati per produrre una mappatura su quello che avviene in tutti gli ospedali italiani: ”Ci risulta – e’ stato detto – che situazioni come quelle di Bari sono anche a Milano, Siracusa e Roma”.

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