Bill Gates finanzia un dispositivo impiantabile per l’erogazione di farmaci anti-HIV

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Il dispositivo, impiantato sotto pelle, consentirebbe di immagazzinare dosi di farmaci anti-HIV che coprano un anno intero.

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Bill Gates ha donato un’ingente somma di denaro per la ricerca contro HIV e AIDS.

La Bill & Melinda Gates Foundation, che dal 2000 si occupa di supportare la ricerca medica per la lotta all’AIDS, alla malaria e a molte altre malattie ha stanziato l’investimento di 140 milioni di dollari per la sperimentazione di un progetto innovativo. Il prototipo, realizzato da Intarcia Therapeutics a Boston, è un dispositivo impiantabile nel corpo capace di erogare in maniera automatica una dose quotidiana di antiretrovirale.

Il microchip è basato sul sistema Medici Drug Delivery System, che incorpora una tecnologia di stabilizzazione che permette alle molecole del farmaco di poter essere stabilizzate alla temperatura del corpo umano (così da poter essere conservate per un periodo di tempo fino a tre anni) e una mini-pompa, delle dimensioni di un fiammifero, che viene collocata sotto la pelle per erogare periodicamente il farmaco. Le dosi che possono essere conservate dalla pompa coprono un periodo massimo di 12 mesi.

Il dispositivo medico potrebbe cambiare l’approccio alla cura e alla prevenzione dell’HIV: la profilassi antiretrovirale e da pre-esposizione diventa efficace nel momento in cui i farmaci vengono assunti quotidianamente. L’efficacia viene progressivamente persa se la regolarità viene abbandonata o non rispettata in modo ortodosso: rispettare un regime di assunzione quotidiano a volte risulta complicato, soprattutto in quei Paesi dove l’accesso alle cure è limitato. Sue Desmond-Hellman, CEO della Bill & Melinda Gates Foundation, ha commentato: “C’è il bisogno essenziale di un intervento contro l’HIV che permetta alle persone a rischio di integrare la prevenzione in maniera più facile nella loro quotidianità“.

L’innovativo dispositivo, in fase di sperimentazione, potrebbe arrivare sul marcato già nei prossimi anni e verrà diffuso anche in quelle zone del mondo dove l’epidemia è ancora in fase acuta, come l’Africa sub-Sahariana: 25 milioni di persone sono ancora infette in quella regione, più del 71% della popolazione.

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