Boldrini: Non è più possibile stare senza una legge contro l’omofobia

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La presidente della Camera fa sue le parole del 17enne gay che scrive a Repubblica per denunciare l'omofobia strisciante nella società italiana: "Le tue parole de le ricorderemo".

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“Un Paese che si dice civile non può abbandonare dei pezzi di sé. Non può permettersi di vivere senza una legge contro l’omofobia, un male che spinge molti ragazzi a togliersi la vita”. Riprendendo le parole di Davide, un ragazzo gay di 17 anni che con una lettera a Repubblica ha denunciato tutto il malessere di chi “non ha la fortuna di nascere eterosessuale”, la presidente della Camera Laura Boldrini rilancia la questione della mancanza in Italia di una legge che individui nell’odio contro le persone lgbt un reato e lo tratti come tale.
”Ti assicuro che le tue parole ce le ricorderemo: non finiranno impastate nel tritacarne quotidiano” scrive nella sua lettera in risposta al ragazzo la terza carica dello Stato che continua ”spero davvero che la legislatura appena iniziata possa presto sdebitarsi con voi”. Il riferimento al plurale include anche Carolina, la ragazza suicidatasi qualche mese fa perché vittima di insistente cyberbullismo da parte di un gruppo di coetanei, ma anche ad Andrea, diventato famoso come “il ragazzo da pantaloni rosa”, morto suicida ad appena 15 anni lo scorso novembre, probabilmente vittima di bullismo omofobo .

Secondo Laura Boldrini la lettera di Davide e il gesto estremo di Carolina sono due modi diversi di chiedere aiuto e di descrivere “una società che non sa proteggere i suoi figli”.
“Una società che non sa proteggere i suoi ragazzi dalle violenze, vecchie e insieme nuove, come quella che ha piegato Carolina – continua la lettera della presidente – : lo squallido bullismo maschile antico di secoli, che oggi si ammanta di modernità tecnologica e con due semplici click può devastare la vita di una ragazza in modo cento volte più tremendo di quanto sapessero fare un tempo, quando io avevo la tua età, i più grevi pettegolezzi di paese”. Lungo, nella missiva, il riferimento al cyberbullismo che non da ora Laura Boldrini ha denunciato per i suoi effetti devastanti contro le donne e contro gli adolescenti.
Non è solo alle leggi, però, che bisogna affidarsi, secondo la presidente.

“Sarebbe ipocrita non vedere la grande questione culturale che storie drammatiche come quella di Carolina ci pongono – si legge nella lettera -: i nostri ragazzi, al di là della loro invidiabile abilità tecnologica, fino a che punto sono consapevoli dei danni di un uso distorto dei social media? E noi adulti, le famiglie e la scuola, siamo in grado di portare dei contributi per una gestione più responsabile di questi strumenti? Vorrei che ne ragionassimo anche nei luoghi istituzionali della politica”.
Infine, la presidente della Camera conclude la lettera invitando Davide ad un incontro, così come la famiglia di Carolina. “Se ti va, mi farebbe piacere incontrarti nei prossimi giorni alla Camera, per parlare di quello che stiamo cercando di fare – scrive l’onorevole Boldrini -. A Carolina non posso dirlo, purtroppo, ma vorrei egualmente conoscere i suoi familiari. Per condividere un po’ della loro sofferenza, e perché altre famiglie la possano evitare”.

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