BOLOGNA – IL PUNTO SULLA PREVENZIONE DELL’AIDS TRA I GAY ITALIANI

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Si è appena conclusa a Bologna la sesta campagna nazionale AIDS del Ministero della Sanità nella sua parte rivolta agli uomini omosessuali.

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Questo week-end si è svolto presso il Cassero di Bologna il seminario di aggiornamento sulle tecniche di prevenzione dell’AIDS inserito nella Sesta Campagna Ministeriale della lotta all’AIDS.

Con la Dott.ssa Anna De Santi dell’Istituto Superiore di Sanità si è fatto il punto della diffusione della malattia in Italia e delle nuove cure. Se oggi è ancora troppo presto per parlare di un vaccino, che da anni ormai viene presentato come imminente, ma che ancora non si intravede nemmeno all’orizzonte, d’altro canto si può dire che le nuove terapie hanno permesso di fare aumentare l’aspettativa di vita dei malati fino a 10-20 anni.

A differenza di quanto si tende a credere la comunità omosessuale resta tra le più colpite. Se tra la popolazione in generale si registra un sieropositivo su centomila abitanti, tra gli omosessuali questa percentuale sale a 10 sieropositivi su cento persone. Per questo è importante ancora oggi fare campagne mirate specificamente alla popolazione omosessuale anche se, come in quest’ultima, ”le campagne fatte col ministero restano sempre un gradino sotto a come ci piacerebbero” come ha detto Sergio lo Giudice in quanto ”non si può scrivere ‘pompino’ su un depliant fatto col ministero” e bisogna ricorrere a continue mediazioni.

Il fatto che un omosessuale su dieci sia sieropositivo poi, dà anche un’idea di quanto ancora si debba fare per contenere il contagio e dell’importanza di mettere sempre a disposizione preservativi e lubrificanti ”per cui il ministero non dà fondi, ma che nonostante questo siamo riusciti a distribuire nel corso di quest’ultima campagna” ha detto sempre il Presidente Nazionale di Arcigay.

Con il Dottor Mario Iurlano, sempre dell’ISS, si sono analizzate le tecniche di comunicazione più efficaci nell’ambito della prevenzione, argomento importante visto lo scarso successo di molte precedenti campagne, imputabile spesso ad ”un informazione generica non accompagnata da uno sforzo per la resposabilizzazione individuale, di comunità e per le attività di supporto” (riduzione del danno).

Infine con il Dottor Luca Pietrantoni si sono studiati i metodi di intervento più specifici all’interno della comunità omosessuale, traendo frutto dal monitoraggio della malattia fatto da Arcigay e dall’ASL di Bologna in Emila Romagna e dalle azioni informative di prevenzione che l’hanno accompagnato.

Come valore aggiunto di questo incontro c’è stato il senso di comunità creatosi tra i partecipanti e l’occasione di incontro tra volontari provenienti da regioni e realtà diverse che è sempr eun momento formativo importante per un’associazione grande e distribuita su un vasto territorio come è Arcigay.

di Riccardo Gottardi

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