BOLOGNA, INDIETRO TUTTA

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Il Comune toglie l'accesso delle coppie di fatto agli alloggi pubblici. Lo Giudice: "Dieci anni cancellati". Grillini: "Tendenza preoccupante, è colpa di AN".

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BOLOGNA – «Un salto indietro di dieci anni: questo è il senso delle nuove regole sull’accesso agli alloggi pubblici predisposte dal Comune di Bologna». Con questo amaro commento il presidente nazionale Arcigay, Sergio Lo Giudice accoglie la nuova proposta di regolamento per l’assegnazione delle case popolari che il Comune di Bologna ha recentemente presentato al sindacato degli inquilini. E che di fatto sancisce una chiara discriminazione delle coppie di fatto contro le famiglie tradizionalmente unite in matrimonio.

Il Comune di Bologna fu il primo, nel 1992, a prevedere la possibilità che al bando per l’assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica potessero concorrere anche le coppie di fatto, comprese quelle gay ("un atto di giustizia sociale" lo definì l’allora assessore alla casa Claudio Sassi). La norma sollevò una polemica nazionale, ma confermò Bologna come città apripista nelle lotte per i diritti civili delle minoranze.

Altri tempi. Oggi, la nuova giunta di centro-destra, dopo aver assegnato ad Arcigay nazionale una nuova sede, grande e prestigiosa (vedi foto), tenta un vistoso dietro-front, proponendo un nuovo regolamento per l’accesso agli alloggi popolari che favorisce le coppie sposate. Tra le regole presentate dall’amministrazione Guazzaloca, infatti, si prevede l’assegnazione di maggiori punteggi, in sede di redazione della graduatoria, alle coppie che si siano unite in matrimonio da meno di quattro anni.

Il regolamento proposto prevede naturalmente che anche le coppie conviventi possano accedere alla graduatoria; ma è evidente che la concessione di maggiori punteggi ai giovani sposi le escluderà di fatto dalla possibilità di arrivare a vedersi concretamente assegnare un alloggio.

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