Bologna: primi matrimoni trascritti, ma il prefetto tenta l’altolà

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Oggi le prime trascrizioni, ma Sondano scrive al comune: "Ritirate quel provvedimento".

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Una delle prime coppie che ha trascritto il proprio matrimonio a Bologna

Una delle prime coppie che ha trascritto il proprio matrimonio a Bologna

Prima ancora che le prime quattro coppie gay bolognesi sposatesi all’estero potessero brindare alla trascrizione del loro matrimonio presso il comune, il Prefetto Ennio Mario Sodano ha chiesto al sindaco di annullare l’ordinanza dello scorso 30 giugno che ha dato il via alle trascrizioni. Chiesto, non imposto, come potrebbe fare, va precisato.
Enrico Mario Sodano, prefetto di Bologna, ha motivato la sua richiesta spiegando che la trascrizione dei matrimoni delle coppie omosessuali nei registri dello Stato Civile non è previsto dall’ordinamento italiano. “Questa pratica è nulla – scrive il rappresentante del governo sul territorio bolognese -, in assenza di una legge nazionale sul tema”. A rendere nota la lettera, è stata la consigliera Valentina Castaldini di Ncd. Mossa che non stupisce, date le posizioni note del partito di Alfano sui matrimoni tra persone dello stesso sesso.

Virginio Merola, sindaco di Bologna

Virginio Merola, sindaco di Bologna

Ma Virginio Merola, il sindaco di Bologna, non sembra intenzionato a indietreggiare.
La nostra è una battaglia di civiltà, per cui non revoco il provvedimento – ha dichiarato il primo cittadino intervistato dalla stampa locale -. Se riterrà opportuno, interverrà il prefetto. Sodano l’ho informato tempo fa. Questo non è un tema del prefetto, ma risponde a indirizzi ministeriali. E’ la conferma che c’è una discordanza tra le norme europee e quelle del nostro paese. Invece di emanare circolari contro i comuni, non capisco perché non si provvede ad accelerare l’iter della legge. Che sia il riconoscimento del matrimonio o una mediazione possibile di un atto particolare per le coppie omosessuali, comunque si creerebbe una certezza di diritto. Se non si ha il coraggio di dire ‘i matrimoni gay‘ come accade in altri paesi, se c’è la forza per una mediazione così come proposta dal parlamento, si vada avanti”.

Vincenzo Branà, presidente del Cassero

Vincenzo Branà, presidente del Cassero

Nel frattempo, è di qualche giorno fa la notizia che il tribunale di Milano ha negato la trascrizione chiesta da un’altra coppia omosessuale, contraddicendo i colleghi di Grosseto che, invece, l’hanno imposta al comune maremmano. Secondo i giudici ambrogini, “l’atto di matrimonio tra persone dello stesso sesso non può essere trascritto perché non è idoneo a spiegare effetti giuridici nel nostro ordinamento sulla base della attuale vigente normativa”.
“Per quanto sgradevole e sgradita – ha commentato il presidente del circolo Arcigay Il Cassero di Bologna, Vincenzo Branà – la lettera del prefetto è funzionale a mostrare i nodo della questione. Mostra il paradosso di cui è vittima questo paese: da una parte c’è una generazione di amministratori locali che si fa carico di annullare una disuguaglianza, nel rispetto dell’articolo 3 della Costituzione, e dall’altra un governo e un parlamento immobili”.

“Ora la palla passa nelle mani di Roma – continua Branà -: devono decidere se lasciare i comuni in preda ad una sequela infinita di ricorsi e contro ricorsi o se sanare la situazione. Ed è chiaro che qualsiasi legge non riconosca quello che abbiamo fatto oggi a Bologna, negherebbe l’uguaglianza”.
“Tra delibere comunali, annunci dei sindaci e sentenze dei tribunali che affermano tutto e il contrario di tutto – ha aggiunto con una nota il segretario dell’associazione radicale Certi Diritti, Yuri Guaiana – è necessario che un intervento legislativo colmi una volta per tutte questa lacuna. Noi siamo per il matrimonio egualitario che evidentemente risolverebbe tutti i problemi. Non c’è più tempo. Smettetela di giocare sulle nostre vite e sui nostri affetti!”.

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