Bossi: no ai microfoni di Radio Radicale

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Prima di tenere un comizio ad Albiate, il ministro per le riforme ha fatto togliere i microfoni dell'emittente radicale: gli uomini della sicurezza hanno anche aggredito il malcapitato.

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Non voleva che nessun giornalista poco amico "curiosasse" al suo comizio, in cui doveva sentirsi libero di prendersela con omosessuali e radicali, così Umberto Bossi, avendo visto nella selva di microfoni che dovevano raccogliere le sue parole per la stampa, il sigillo di Radio Radicale, ha detto: «Via, non ci interessa». Solerti, gli addetti alla sorveglianza della Lega, non solo hanno tolto i microfoni dell’emittente radicale dal palco, ma hanno anche chiuso la telecamera usata dall’operatore dell’emittente per il sito internet e gli hanno gettato contro i microfoni.

A raccontaare dell’accaduto è stato lo stesso protagonista: Giovanni Zerbi si trovava ad Albiate, in provincia di Milano, per registrare il comizio del ministro per le riforme Umberto Bossi per conto di Radio Radicale. «Il posto era piccolo – ha raccontato al comitato dei Radicali – e c’erano problemi di audio. Bossi ha cominciato a scrutare i microfoni e dopo aver visto quello di Radio radicale ha detto: ‘via, non ci interessa’, per poi aggiungere ‘sono qui per curiosare, per vedere cosa diciamo perché i suoi amici ci possano attaccare’. La sicurezza mi è saltata addosso, ha chiuso la telecamera usata per il sito internet e gettato contro i microfoni con i cavi. Sono molto sorpreso e amareggiato. E’ la ventisettesima volta che registro un comizio di Bossi e non era mai successo niente di simile. Bossi ha quindi proseguito attaccando il partito Radicale a proposito di famiglia, omosessualità e adozioni».

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