BOYSCOUT: PROIBITO ESSERE GAY

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James Dale, istruttore scout discriminato dai vertici della sua organizzazione, è stato nominato da Gay.com persona dell'anno. Ecco la sua storia.

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Gay.com l’ha nominato persona dell’anno. La sua è una classica storia americana: ci sono i buoni, i cattivi, e forse anche una morale. Tutto iniziò dieci anni fa, ma l’ultima sentenza della Corte Suprema è recente. La parola fine, però, non è stata ancora scritta.

L’EROE. James Dale, 30 anni, bell’aspetto, faccia pulita, corpo atletico, sorriso sincero e timido, modi gentili, boyscout… è il tipico bravo ragazzo che tutte le mamme vorrebbero avere come figlio. Le sue foto sono apparse su tutti i giornali americani, di lui hanno scritto The New York Times, The Washinghton Post, Newsweek e tutti gli altri piú influenti mezzi d’informazione degli Stati Uniti. Di lui hanno parlato Bill Clinton, Al Gore, Steven Spielberg…

Ho incontrato James Dale per la prima voltaqui a New York. Eravamo ad una piccola festa per un amico in comune che aveva appena vinto il Pulitzer (anche lui gay dichiarato). Guardandolo mi venne in mente Clark Kent, l’identità terrestre e segreta di Superman. Ma al contrario di Superman, James Dale non nasconde la sua "identità", orgoglioso di essere allo stesso tempo istruttore boyscout e attivista gay.

I CATTIVI. Quando i vertici dei Boy Scouts of America (BSA) vengono a sapere che un Eagle Scout è omosessuale dichiarato, non perdono tempo; devono salvaguardare l’onore e la reputazione di questa gloriosa istituzione, baluardo dei piú sacri valori tradizionali. Luglio 1990: James Dale viene cacciato. E attenzione: non per avere fatto o detto qualcosa, non per aver manifestato le sue idee all’interno dei Boy Scouts. No, James Dale viene espulso per il fatto stesso di essere gay.

LA CORTE – ATTO I. A questo punto il nostro eroe gentilOMO fa causa ai BSA sostenendo che la decisione dell’organizzazione va contro la legge dello Stato (New Jersey, teatro di questa avventura) sulle non-discriminazioni. Dopo vari gradi di giudizio, la sorpresa. Agosto 1999: La Corte Suprema dello Stato del New Jersey, unanimemente da ragione a James Dale. I Boy Scout non possono discriminare sulla base dell’orientamento sessuale.

LA CORTE – ATTO II. I BSA fanno ricorso alla Corte Suprema degli Stati Uniti che in una mattina dello scorso giugno scrivono una delle piú brutte pagine della storia dei diritti civili degli ultimi cinquant’anni. In una decisione presa da cinque giudici contro quattro, la Corte Suprema ha riaffermato il diritto dei Boy Scout a discriminare i gay sulla base della libertà di espressione sancita dal primo emendamento. Ancora una volta l’interpretazione faziosa, cieca e arrogante del primo emendamento viene presa a pretesto per giustificare pregiudizi e bigotteria, razzismo e omofobia.

VINCITORI E VINTI. Questa storia sembrerebbe quindi concludersi con la vittoria dei Boy Scout of America, giusto? Sbagliato. Che classica storia americana sarebbe quella dove a vincere fossero i cattivi? Dal giorno della sentenza della Corte Suprema (28 giugno – strano come certe date si ripetano nella storia) i BSA sono sotto assedio. La pressione delle organizzazioni gay e di quelle per le libertà individuali ha scatenato proteste in tutto il paese, trasformando – nella tradizione americana – una sconfitta in una nuova partenza per una nuova vittoria. Genitori di boy scout che si oppongono alla politica di discriminazione promossa e difesa dai vertici dei BSA, minacce di tagliare i fondi destinati ai Boy Scout da parte di istituzioni quali la Chase Manhattan Corporation, membri del Congresso degli Stati Uniti e amministratori di enti statali e locali che chiedono di rivedere le politiche nei confronti dei BSA.

Lo scontro in atto è di quelli da libri di storia. I Boy Scout negli Stati Uniti sono piú di un’istituzione importantissima; rappresentano la gioventú americana. Ed è per questo che Bill Clinton, Steven Spielberg ed altri sono scesi in campo criticando la politica di discriminazione contro i gay adottata dai vertici dei BSA ma al tempo stesso hanno sottolineato l’importanza dei Boy Scout nella società americana. Si sta cercando cioè di conciliare tradizione e progresso, perseguendo quella politica della inclusione che sta da decenni trasformando l’America.

di Gabriele Zamparini – da New York

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