Brenda morta per asfissia, si cerca il secondo cellulare

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I primi risultati autoptici parlano di morte per asfissia, mentre un'amica parla di un altro telefono da cercare. Paura tra le altre trans. Imma Battaglia: "Bisogna proteggerle". Lunedì...

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Brenda è morta asfissiata I risultati di un primo esame autoptico, svolto presso l’Istituto di medicina legale del Policlinico Gemelli di Roma, sono arrivati: ad uccidere Brenda è stata l’asfissia causata dal fumo sprigionato dall’incendio. Certo, per un responso definitivo bisognerà aspettare che tutta l’autopsia venga completata, anche perché, come faceva notare ieri il criminologo Francesco Bruno intervistato a Linea Notte, il fatto che il corpo sia stato ricoperto di fuligine potrebbe indicare che la trans fosse già morta nel momento in cui è scoppiato l’incendio. Una spiegazione, però, potrebbe anche essere fornita dalle scatole di sonniferi mezze vuote trovate dagli agenti nell’appartamento: se già sotto l’effetto dei sonniferi, forse Brenda non si sarebbe accorta dell’incendio pur essendo ancora viva. In più, la tac eseguita sul suo corpo non ha rilevato segni di traumi.

E mentre l’attenzione di tutti sembra concentrarsi sui possibili contenuti dell’ormai famoso computer trovato immerso nell’acqua nel lavandino, i cui dati potrebbero essere facilmente recuperabili, si parla di un secondo cellulare in possesso di Brenda che gli investigatori starebbero già cercando. Come hanno ripetuto le cronache di questi giorni, infatti, all’inizio del mese la trentaduenne brasiliana aveva subito un’aggressione nella quale le era stato rubato il cellulare e pare, appunto, che si trattasse di uno solo dei due dispositivi in possesso di Brenda.

"Forse c’erano delle foto "Non so niente di video, al massimo poteva avere delle fotografie che però ha buttato – ha dichiarato China, trans anche lei, amica e vicina di casa di Brenda -. Brenda beveva molto e prendeva medicine per dormire. Ecco perché penso a un incidente e non che sia stata uccisa". China ha portato sulla porta dell’abitazione di Brenda un mazzo di margherite bianche e le ha deposte ai piedi dell’uscio in lacrime. "Povero Marrazzo, lui non aveva nessuna colpa. E poveri anche noi – ha aggiunto China – dopo che la storia aveva preso una certa direzione, stavamo ricominciando tranquille: ma ora dopo quello che è successo… Maledetto quel giorno. Io comunque non ho paura".

La paura delle trans Un’altro trans, invece, ha detto di essere molto spaventata: "Un uomo, italiano – ha raccontato – mi ha detto di stare zitta, di non parlare. E una volta per strada mi si è avvicinata una macchina e un uomo al finestrino mi ha fatto con le dita il gesto della pistola". "La stampa brasiliana – ha concluso China – la sta descrivendo come una criminale, ma noi non lo siamo, lei non lo era. Noi battiamo perché siamo povere, mandiamo i soldi alle nostre mamme e se qualcuna beve o si droga è perché ha freddo ed è disperata".

"Non voglio morire qui come lei" dice ai cronisti Barbara, l’altra trans amica di Brenda, l’ultima a vederla la sera prima che morisse. Barbara è terrorizzata, durante tutto l’incontro organizzato oggi dalle associazioni Di’Gay Project e Libellula, non ha fatto altro che tremare e nascondersi alle telecamere: "Chiedo che qualcuno mi protegga perché ho paura: non dormo più, non vado al mercato. Ho sempre la sensazione di essere seguita. Ieri ho creduto che ci fosse qualcuno che mi seguiva in motorino. Aveva i guanti di lattice alle mani e pensavo fosse un carabiniere. Sono salita su un autobus e sono scesa molte fermate dopo, non sapendo più dove ero".

Lunedì incontro in questura con Di’Gay Project e Libellula "Ora bisogna cercare la verità dove sta, perché le transessuali sono solo l’anello debole di una storia che coinvolge politici e forze dell’ordine corrotti" ha dichiarato Imma Battaglia, presidente di Di’Gay Project durante una conferenza stampa organizzata insieme alla presidente dell’Associazione Libellula, Leila Daianis, a Largo Sperlonga, a due passi dallo stabile dove è stata trovata morta Brenda. "Ora la Polizia – ha detto Battaglia – li deve proteggere, sono 20 anni che lottiamo per i diritti e la dignità di queste persone: la prostituzione è per loro una scelta forzata, perché non hanno altre possibilità di recupero. Questa è una storia indegna dell’Italia, serve verità e se c’è una lista di politici, che venga allo scoperto, perché questi, non dimentichiamolo, sono esseri umani che hanno paura". 

Intanto Imma Battaglia e Leila Daianis, presidente dell’associazione Libellula, hanno chiesto ed ottenuto un incontro con il capo della Mobile Vittorio Rizzi che si terrà lunedì mattina alle 9 durante il quale si parlerà, oltre che della sicurezza delle trans coinvolte nella vicenda, anche delle espulsionia carico delle transessuali: "Si tratta di una legge incivile – ha detto Daianis – che favorisce gli sfruttatori e non gli sfruttati" . L’incontro avrebbe dovuto tenersi oggi, ma è stato rimandato a causa di un incidente stradale occorso a Imma Battaglia. La presidente dell’associazione sta bene, ma deve completare alcuni esami medici. Intanto, la presidente di Libellula ha fatto sapere di voler dare il via, da Gennaio, a un progetto di orientamento lavorativo per le persone transessuali. Mentre scriviamo, intanto, è in corso un corteo partito da Piazza Vittorio alle 18 e organizzato da "Take back the Night". Circa 200 persone stanno sfilando con striscioni che recitano slogan come "Siamo tutti Brenda" e "Brenda: omicidio di Stato".

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