Brescia: “Niente stato di famiglia, siete gay”

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Simone e Carlo hanno chiesto il documento all'anagrafe, necessario alla banca per la loro richiesta di mutuo, ma si sono visti rispondere che non ne hanno diritto. La...

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Simone e Carlo, che vivono insieme a Brescia, avevano deciso di chiedere un mutuo per accendere il quale, però, la banca ha chiesto loro uno stato di famiglia. La coppia, quindi, si è recata negli uffici dell’anagrafe di Brecia e ha chiesto il documento sicuri di riceverlo, dato che non stavano certo chiedendo una cosa fuori dal mondo. E invece si sono trovati davanti a un diniego secco da parte dell’impiegsato che ha spiegato loro, con gentilezza, che "le regole dell’anagrafe di Brescia non consentono di rilasciare quel documento a due persone dello stesso sesso e non legate da vincolo di parentela" e che per di più "ha aggiunto che altre persone, inutilmente, avevano già fatto richiesta prima di noi". 

Decisi ad andare fino in fondo alla vicenda, Simone e Carlo, che hanno raccontato la loro storia a gaynews.it si sono informati su cosa dicesse davvero la legge che regola gli stati di famiglia. "In base al Decreto del presidente della Repubblica 30 maggio 1989 – hanno spiegato i due ragazzi -, ‘agli effetti anagrafici per famiglia si intende un insieme di persone legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela o da vincoli affettivi, coabitanti ed aventi dimora abituale nello stesso Comune’. Siamo quindi tornati in Comune e, certi dei nostri diritti, abbiamo rifatto la stessa richiesta". Questa volta l’impiegato non ha potuto ribadire il suo no, ed ha fatto loro compilare un modulo di richiesta di costituzione di famiglia anagrafica per motivi affettivi. L’uomo ha poi rassicurato la coppia dicendo che, data la loro urgenza legata all’accensione del mutuo, avrebbe sottoposto la richiesta alla responsabile nel giro di pochissimo tempo. 

Tutto risolto, direte voi. E invece no, perché Simone e Carlo sono stati chiamati dalla responsabile del servizio che ha chiesto loro di presentare un’altra istanza. "Ci ha preannunciato l’intenzione di prendersi trenta giorni (quelli massimi che la legge consente) per decidere il da farsi. Ma il nostro mutuo – si chiedono giustamente i due -? perchè questa signora può permettersi di ritardare una pratica che nulla ha di particolare e che nel caso di una coppia eterosessuale sarebbe stata risolta in pochi minuti? Noi ci leggiamo un atteggiamento che, oltre ad essere becero e discriminatorio verso le coppie omosessuali, è contro la legge. Andremo fino in fondo, costi quello che costi". La questione, naturalmente, è ancora aperta e si attende la risposta ufficiale sia dell’ufficio, che dell’assessore competente.

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