Brexit e l’Europa di nuovo stritolata dalla Germania

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Quando si è trattato di essere davvero Europa unita, dagli eurobond all'unione bancaria vera, c'è sempre stato il no secco della Germania. Perché?

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Il primo ministro scozzese ha appena indetto un secondo referendum per l’indipendenza della Scozia, perché la maggioranza dei suoi cittadini ha votato “Remain”. Per la Scozia è impensabile rinunciare ai fondi Ue a sostegno della sua fragile economia. LIrlanda del Nord ha già fatto sapere di voler avviare consultazioni simili, per unirsi all’Irlanda e rimanere nella Ue. Il Regno Unito scricchiola sotto la corona, ma attenzione perché domenica si vota in SpagnaPodemos chiede a gran voce una nuova Europa .

Dimentichiamoci Salvini, anche se in queste ore è su tutti i canali come se il referendum l’avesse vinto lui, che invece ha perso persino Varese. Dimentichiamoci dei cittadini britannici che hanno scelto di voltare le spalle all’Europa (ma lo faranno davvero oppure supplicheranno di rientrare tra qualche anno ?).

Pensiamo a noi. Noi, cittadini d’Europa che abbiamo visto negli ultimi dieci anni un governo tedesco che ha dettato regole per tutti, facendo cadere governi non graditi e combinandone di tutti i colori. Quale era la logica dell’Europa a comando (e non guida) tedesca?

Beh , Monti ce lo disse subito: rigore e sobrietà. Questo significava due cose: che tutti gli altri paesi d’Europa dovevano mettere ordine ai loro bilanci pubblici, aumentando la tassazione e tagliando servizi e soprattutto investimenti, mentre l’economia tedesca come conseguenza si avvantaggiava rispetto a quelle concorrenti (britannica, italiana, spagnola e francese) godendo essa di condizioni di mercato che gli altri Paesi non potevano offrire. In particolare, crediti agevolati a interessi bassissimi, e un fisco molto più leggero. Questo significava, per noi italiani, competere sugli stessi mercati ma vederci sempre in condizioni di svantaggio strutturale.

La germanizzazione dell’europa è stata in sostanza questo. Lo abbiamo capito tutti, ma eravamo tutti impotenti. Un po’ perché c’era la Grecia a ricordarci cosa significa mettersi contro le regole imposte dal gigante tedesco (e il popolo greco ha pagato un prezzo altissimo per questo in termini di vite umane rovinate). Un po’ per la incapacità di tutti gli altri leader di fare fronte comune, divisi come erano nella gara a chi riusciva a strappare condizioni migliori di rientro nei parametri rispetto agli altri.

L’Europa dei parametri, del rigore di bilancio, che non ha a tutt’oggi nessun’altra ambizione se non quella di costringere i più deboli a pagare prezzi altissimi per mettersi in pari ai più forti che intanto continuano ad accumulare vantaggi. Perché scrivo questo? Perché quando si è trattato di essere davvero Europa unita, dagli eurobond all’unione bancaria vera, c’è sempre stato il no secco di Merkel e del potentissimo Schauble, in modo da non perdere nessuno dei vantaggi che l’attuale situazione dava al popolo tedesco e contemporaneamente non dovergli chiedere sacrifici che chiedevano invece a tutti gli altri popoli europei.

In fondo, lo spettro dello spread era lì a ricordarci che ci voleva niente a far saltare le altre economie. E se non ci fosse stato Mario Draghi e la sua vera politica dei mercati a favore dell’euro e non della Germania, a quest’ora forse non saremmo neanche qui a parlare di Europa.
Ma cosa succederà ora? Paradossalmente possono aprirsi due fronti contrapposti: l’uscita della Gran Bretagna lascia la Germania ancora più padrona di quel che rimane, con un processo di colonizzazione irreversibile. Oppure, gli altri paesi, a partire dalla Spagna che vota domenica, cominciano a imporre un’altra idea di Europa, fatta di investimenti e redistribuzione del reddito, a scapito della forte ideologia neoliberista tedesca. La Germania infatti grazie alla sua politica neoliberista, mentre internamente ha creato  milioni di mini jobs fornendo allo stesso tempo una vera assistenza universale ai ceti deboli, ha imposto agli altri paesi leggi fotocopia del jobs act, senza prevedere alcun tipo di assistenza per milioni di persone che hanno visto il loro tenore di vita precipitare. E ricordiamoci che chi non ha nulla più da perdere è aperto a ogni soluzione. Milioni di cittadini britannici sono lì a ricordarcelo.

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