Bruno Zanin: “I molti amanti di don Gelmini”

di

Continua il racconto su don Pierino. Bruno ricorda le storie che ha raccolto dai ragazzi che raccontano di aver subito abusi. E di quella volta che Gelmini gli...

CONDIVIDI
0 Condivisioni Facebook Twitter Google WhatsApp
5769 0
5769 0

Clicca mi piace per non perdere nemmeno una notizia.


Abbiamo lasciato Bruno Zanin in una celletta di un convento  a raccogliere le confidenze di un giovane tossicodipendente in crisi d’astinenza, scappato dalla comunità di don Gelmini. “Conosco un prete a cui non importa niente di quello che pensano gli altri, mi disse quel ragazzo, e mi ha talmente tormentato sessualmente  da costringermi a scappare dalla comunità – racconta Zanin –. Un prete? dissi io. Ma non potevi dargli due schiaffi? E lui mi rispose che era un prete importante e molto conosciuto perché aiutava i tossicodipendenti e si chiamava don Gelmini. Non potevo crederci. Il ragazzo mi raccontò di questo prete ed era evidente che non aveva perso le sue vecchie abitudini. 

Lo dissi a Carlo Carretto e scoprii che anche lui lo aveva conosciuto perché aveva infastidito due ragazzini dell’azione cattolica di cui era stato presidente . Ma Carretto era stato isolato dalla Chiesa per le sue posizioni e mi disse che l’unica possibilità era che lo denunciassero i ragazzi vittime dei suoi abusi”. Da allora, Bruno non ha mai smesso di raccontare quello che sapeva di don Gelmini a chiunque gli chiedesse di lui.

“Dicevo a tutti di non mandare i figli ad Amelia perché rischiavano di finire nell’harem di don Pierino – ricorda lo scrittore -. Anni dopo partii per la Bosnia come operatore umanitario da dove mandavo dei servizi giornalistici. Tra chi comprava le mie corrispondenze c’erano il Corriere della Sera, Famiglia Cristiana e anche Radio Vaticana, con cui cominciai una collaborazione di tre anni”.

La storia potrebbe finire qui, se Zanin, in Bosnia, non avesse incontrato un altro ragazzo, un volontario.

“Una sera parlammo molto e mi raccontò che aveva avuto problemi di droga ed era stato in diverse comunità di recupero –  prosegue Bruno – e gli chiesi se fosse stato anche da Gelmini a Mulino Silla. Mi rispose: Perché, lo conosci?  Mi disse che avrebbe voluto denunciarlo perché lo aveva trascinato dentro una storia di libidine di cui  si vergognava molto. Il punto era che lui non riusciva a liberarsi dalla droga e il ‘rapporto’ con don Gelmini gli garantiva la libertà di continuare a farsi. Era l’ennesima conferma che i vizi di quell’uomo continuavano”.

CONTINUA A LEGGERE...

Tutti gli articoli su:


Commenta l'articolo...