BUSH APRE AI GAY

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Il presidente americano vieterebbe per legge il matrimonio omo: "ma un accordo si può fare", dice. Lo Giudice: è una timida apertura. Benedino: che dice Berlusconi?

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WASHINGTON – Il governo degli Stati Uniti potrebbe in linea di principio accettare in un domani le unioni civili tra omosessuali: lo ha affermato George W. Bush, seppure in via indiretta, nel corso di un’intervista rilasciata al notiziario televisivo del network ‘Abc’.
«Sapete – ha risposto Bush alla domanda di chiarire la sua posizione sui matrimoni gay – la posizione di questa amministrazione e’ che, qualsiasi sia l’accordo legale che la gente vuole concludere, e’ permesso loro di farlo, nella misura in cui cio’ sia accettato dallo Stato»: un’apparente taglio netto rispetto all’assoluta chiusura sul tema osservata per lo piu’ negli ambienti repubblicani, e finora mantenuta dallo stesso presidente americano.
Bush ha peraltro tenuto a precisare di credere nel matrimonio in quanto unione pubblicamente sancita tra un uomo e una donna, e di essere personalmente favorevole a un eventuale emendamento della Costituzione Usa che codifichi tale definizione. Al riguardo, ha rievocato polemicamente una recente sentenza della Corte Suprema del Massachusetts, secondo cui la proibizione di sposarsi imposta alle coppie omosessuali sarebbe costituzionalmente illegittima: una sentenza, a detta del capo della Casa Bianca, con la quale i giudici hanno “travalicato i propri limiti”.
Cio’ nonostante, Bush non ha voluto spingersi sullo stesso terreno di molti tra i propri alleati di matrice ultra-conservatrice, a detta dei quali gli omosessuali non sarebbero che ‘peccatori’: “Penso”, ha precisato il presidente Usa, “che peccatori lo siamo tutti”.
La sua sortita non e’ comunque stata apprezzata ne’ dai sostenitori della famiglia tradizionale ne’ dai promotori della piena parita’ per gli omosessuali: questi ultimi, in particolare, hanno denunciato la pericolosita’ dell’emendamento costituzionale ventilato da Bush, a proposito della ‘tipizzazione’ giuridica accordata alle sole coppie eterosessuali.
«Si tratta di una timida apertura – commenta oggi Sergio Lo Giudice, Presidente nazionale di Arcigay – assai lontana dall’impegno dell’amico Blair, ma rappresenta comunque una novità importante. Intanto, quasi tutti i Paesi europei hanno legiferato sulle coppie gay, così come il Canada, il Vermont e persino il Brasile. Il Presidente del Consiglio italiano sta per concludere il semestre italiano di presidenza europea senza essersi mai pronunciato sulla materia. Su questo tema il Berlusconi amico dei potenti della Terra lascia il posto al dirigente di provincia, fuori dalle grandi rivoluzioni culturali della storia».
«Chiediamo a Berlusconi – prosegue Lo Giudice – di lanciare agli italiani un segnale che dica che l’Italia non è fuori dalla storia , pronunciandosi come hanno già fatto i suoi colleghi ed amici». L’invito al premier è rilanciato anche da Andrea Benedino, portavoce dei CoDS, che ricorda come la presa di posizione di Bush segua di pochi giorni la proposta di legge del Governo Blair – annunciata in Parlamento dalla regina d’Inghilterra – di prevedere una legge sulle unioni gay anche nel Regno Unito.
«I due principali alleati internazionali nonchè riferimenti politici di Berlusconi – Bush e Blair – sarebbero quindi favorevoli all’approvazione nei loro Paesi di nuovi istituti giuridici, distinti dal matrimonio, che possano consentire alle unioni anche omosessuali di vedere riconosciuti alcuni principali diritti civili – commenta Benedino, che aggiunge: – Invitiamo formalmente quindi il Presidente Berlusconi, a non frapporre ostacoli affinchè anche l’Italia possa seguire su questo tema la strada delle principali democrazie europee e del mondo, riconoscendo piena dignità sociale anche a quelle migliaia di coppie omosessuali che in questo Paese per il nostro ordinamento non sono nient’altro che fantasmi».

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