BUSH E IL DISCORSO ANTIGAY

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Stanotte il Presidente degli Stati Uniti, come di consueto, parlerà dello "stato dell'unione". Un'occasione per ribadire il suo "no" ai matrimoni omosessuali.

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WASHINGTON – Il matrimonio deve essere definito come l’unione di un uomo e una donna: nel suo discorso sullo Stato dell’Unione il presidente George W. Bush insisterà su una definizione tradizionale che farà piacere alla destra americana ma senza schierarsi esplicitamente a favore di un divieto dei matrimoni gay. Un emendamento costituzionale in questo senso non appare dunque probabile, almeno non nell’immediato futuro, stando a quanto rivela il Washington Post.
L’inclusione del matrimonio gay nel discorso si deve alla necessità da parte di Bush di zittire in qualche modo il malcontento dei conservatori legato soprattutto all’aumento del deficit e della spesa federale: l’ambizioso – e costoso – programma spaziale presentato martedì scorso dall’Amministrazione è stato proprio per questo motivo ferocemente criticato dalla destra e non dovrebbe essere menzionato dal Presidente.
Ma il discorso di stanotte assume anche una particolare importanza elettorale soprattutto dopo l’apertura delle primarie democratiche che ieri nello Iowa hanno visto partire in testa il senatore John Kerry.
Il discorso che Bush pronuncera’ questa sera in Campidoglio alle 21 (ora locale, le tre del mattino in Italia) affrontera’ prima i cambiamenti in corso nel mondo e nel Paese: negli affari internazionali, la sicurezza, l’economia e l’assistenza sanitaria. Ma poi il presidente accennerà non solo ai matrimoni gay ma a tutte quelle “istituzioni che sono importanti nella società americana e che riflettono la forza ed il carattere del nostro Paese: la famiglia, la scuola e le istituzioni religiose”, e che “non hanno bisogno di cambiare e dovranno rimanere forti”. Il discorso sullo stato dell’Unione e’ l’ultimo grande appuntamento pubblico annuale del presidente, prima del discorso di accettazione della ricandidatura per le elezioni presidenziali alla convention repubblicana di settembre.

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