C’è l’intervista scomoda. Arcigay ordina: Ritirate le copie

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Grave atto di censura a Milano nella serata gestita da Arcigay al Borgo. Sul numero di Clubbing in distribuzione c'è un'intervista al direttore di Gay.it. Mancuso ordina il...

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È bastato che fra le pagine del nuovo numero di Clubbing ci fosse anche un’intervista al direttore di Gay.it Alessio De Giorgi perché il presidente di Arcigay Milano, Paolo Ferigo, ordinasse il ritiro di tutte le copie dal Borgo del tempo perso. Nel locale dove ogni domenica l’associazione organizza la serata "Join the Gap" quella intervista non doveva essere letta. E così Felix Cossolo, direttore del free press, si è visto arrivare sul cellulare l’sms: "Vieni a riprenderti le copie".

«L’ordine è arrivato dopo che il presidente di Arcigay Milano ha sentito il presidente di Arcigay Nazionale Aurelio Mancuso – racconta Felix Cossolo -. Con dispiacere sono ritornato al Borgo, ho parlato con Paolo della decisione di non distribuire Clubbing e della decisione di sospendere la pubblicità dell’Arcigay dal prossimo numero.» Ma a nulla è servito far notare che si sarebbe trattato di una vera e propria censura e che in questo modo veniva negato ai clienti del locale il diritto ad essere informati.

Gay.it porta avanti da tempo un’inchiesta sul presidente di Arcigay Aurelio Mancuso e sui conti dell’associazione (di cui tra l’altro Ferigo è tesoriere, ndr) ma «il mio dovere professionale mi impone di riportare le opinioni anche quando sono scomode ed è quello che ho fatto ma non per questo devo essere linciato ed essere accusato di delazione», dice Cossolo. Per non dire che «sullo stesso numero di Clubbing Daniele Nardini ha intervistato Mancuso ed io ho riportato ampiamente le dichiarazioni di Aurelio (se questi non si fidava di Nardini non avrebbe dovuto concedergli l’intervista).»

«Perchè ho deciso di pubblicare un’intervista a De Giorgi e a Mancuso sullo stesso numero di Clubbing? Semplicemente per dare al lettore delle informazioni e farsi una libera opinione», conclude il direttore del free press, ma evidentemente il concetto di libera opinione non apparteniene ai dirigenti di un’associazione che vede i suoi iscritti ormai solo come clienti.

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