CAMPANIA: REGIONALI SENZA SBOCCO?

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La destra punta alla famiglia cattolica. Ma il governo di centrosinistra uscente non ha fatto nulla per gay e lesbiche in questi anni. Come orientarsi in una regione...

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NAPOLI – Sono chiari e semplici i punti fissati nel documento “Diritti alle Elezioni” inviato ai candidati alla Presidenza della Regione dal “Coordinamento delle Associazioni GLBT della Campania“. Nel documento si chiedono garanzie concrete per le coppie di fatto, leggi contro la violenza omofoba sul modello dello Statuto della Toscana, e maggiore attenzione ai diritti della popolazione glbt, tutte cose finora fuori dalle agende politiche locali.
La prima richiesta è la norma da inserire nel Nuovo Statuto che estende alle coppie di fatto omosessuali ed eterosessuali gli stessi privilegi riconosciuti a quelle sposati civilmente. Sono numerosissime le coppie omosessuali a Napoli ed in Campania, che, come i tanti conviventi eterosessuali, sono tenuti fuori dagli aiuti alle famiglie, che privilegiano invece le coppie sposate con rito tradizionale. La “famiglia” eterosessuale, cattolica e tradizionale, resta infatti argomento quasi unico tra le 10 priorità del candidato di AN Italo Bocchino, ma ad un piano di destra che non promette proprio nulla per i gay si contrappone un programma di sinistra senza alcun cenno alle cittadinanze GLBT, nonostante la familiarità che diversi candidati di questo schieramento hanno con gli argomenti della comunità.
Una discriminazione ‘politicamente corretta’In realtà, ad analizzare la politica sociale della amministrazione uscente, non si può non verificare che si è fatto quasi nulla in favore dei cittadini GLBT in Campania, preferendo investire solo in politiche sociali “politicamente corrette” come quelle, abbondantissime, per gli immigrati e per le associazioni cattoliche, o in azioni di facciata, che lasciano inevase le emergenze in cui vive una parte importante della popolazione, la cittadinanza glbt, che altrove si è dimostrata fondamentale per il miglioramento e il rilancio di intere comunità urbane.

Nel Sud poi, ad iniziare dalla Campania e con l’unica eccezione della Puglia (nella foto, Pasquale Quaranta intervista Nichi Vendola), non esistono candidati gay (e parliamo ovviamente di gay dichiarati) in rappresentanza della comunità, né aperture reali in favore dei cittadini omosessuali, e le associazioni glbt, come tutte quelle del Sud, vivono in costante disagio, i volontari emigrano presto per lavoro, i problemi sono grossi e numerosi ed i costi del volontariato e dell’assistenza restano altissimi.
«In Campania, la Regione più giovane d’Europa, su 2 milioni di giovani con meno di 25 anni ve ne sono almeno 200.000 omosessuali che vivono la propria omosessualità nella maniera peggiore rispetto al resto d’Europa – afferma Carmine Urciuoli, Coordinatore Circoli Arcigay del Mezzogiorno – senza alcun diritto, nascosti e isolati a scuola e in famiglia quando non insultati e discriminati, i gay campani non hanno altre prospettive per il futuro se non l’aggravante della disoccupazione. E non esistono, qui dove si vedono così ‘radicate’ certe ‘istituzioni’, neanche programmi a favore delle famiglie, per aiutarle a vivere in maniera armoniosa l’omosessualità di un figlio o di una figlia: sono drammi che viviamo tutti i giorni nelle associazioni glbt del Sud e che porremo subito a chi verrà eletto».
‘Nessuno fa niente per i gay’

«Bisogna iniziare a parlare di diritti dei cittadini omosessuali anche qui in Campania – afferma Enzo Sacco di Arcigay Napoli (nella foto: Enzo Sacco, Veniero Fusco, Antonio Cavallo alla manifestazione per la violenza contro la coppia di Teverola avvenuta lo scorso giugno), che non trattiene critiche – le ‘simpatie’ che i cittadini omosessuali provano per uno o l’altro candidato sono immotivate, nessuno ha fatto nulla nei confronti delle persone omosessuali e questo, agli elettori omosessuali che si troveranno a votare nei prossimi giorni, deve essere chiaro». I sondaggi pubblicati su questo sito, cui fa riferimento Sacco, ed il clima della comunità gay campana vedono favorito il governatore uscente, ma nonostante il look da dandy e l’antica simpatia, Antonio Bassolino e l’amministrazione uscente non hanno battuto il colpo che tutti aspettavano nella comunità, né a dieci giorni dall’invio delle richieste ai comitati elettorali da parte del Coordinamento GLBT si è registrata alcuna risposta.
«Ci è chiaro che in Campania si antepongono altre cose ai diritti civili dei cittadini gay e delle cittadine lesbiche – afferma Antonio Cavallo, del Coordinamento GLBT regionale – Alle sedute per l’approvazione del Nuovo Statuto (rinviata al nuovo Consiglio Regionale, ndr) non vi fu quasi nessun consigliere, a parte Francesco Maranta del PdCI, che accettò di presentare le nostre istanze, ed anzi qualcuno ci fece capire chiaramente che le nostre richieste ‘avrebbero potuto rompere gli equilibri con i cattolici’, insomma nessuno si vuole sporcare le mani con i gay e occorrerà lavorare parecchio per arrivare allo stesso livello di altre Regioni in materia di diritti civili».
Queste, come le elezioni del 2000 sono giocate su coalizioni molto variegate di forze, partiti e singoli, per un elettorato tutt’altro che compatto in cui pescano istanze le più diverse e dove c’è lo zoccolo dei fedeli ad Alessandra Mussolini, altra candidata in corsa alla presidenza per la quale Marco Anselmo Juvenal di GayLib in una intervista di qualche giorno fa dichiarava, «E’ l’unica persona candidata come presidente che potrebbe offrire qualche garanzia ai gay, da sempre ha dimostrato un reale appoggio alle istanze glbt, ma è chiaro – concludeva Juvenal – che non si può appoggiare la sua formazione».
Meglio la sinistra… o no?«In effetti in una Regione complessa come la Campania, il rapporto con un Consiglio Regionale che si prospetta così variegato e composito si costruisce dopo mesi e mesi – afferma Veniero Fusco, giovane presidente del Circolo “Coming Out” di Caserta – noi abbiamo cominciato da poco e quando il Consiglio era già alla fine, alla prima scampanellata qualcuno non ha neanche sentito il citofono, appena si riparlerà del Nuovo Statuto saremo attenti. Adesso cominceremo a lavorare insieme a questo nuovo Consiglio e in 5 anni contiamo di produrre qualcosa: la norma a tutela delle coppie di fatto e una legge contro le discriminazioni sono i primi due punti. Il fatto che la Sinistra sia poi favorita – ammette Fusco – sinceramente mi rincuora poiché c’è un dialogo già avviato con molti candidati sui diritti dei gay: a Caserta invece abbiamo bussato più volte alle istituzioni locali rette dalla destra e siamo stati sempre, puntualmente, ignorati».
Attenta al clima politico anche Arcilesbica di Napoli che ha partecipato a diverse riunioni in previsione delle regionali, «Ci siamo innanzitutto per far sentire la nostra presenza sul territorio – ci dice la presidente Maite a nome dell’associazione – vogliamo continuare a sensibilizzare le istituzioni in maniera più rimarchevole sul riconoscimento degli omosessuali e delle lesbiche, che sono parte integrante della società contemporanea. Sarebbe ora di mantenere gli impegni presi, a partire dalla modifica dello statuto regionale, come era stato chiesto dal GLBT alla fine del 2004».
Il ‘caso’ Salerno

E a Salerno, dove le aperture di alcuni consiglieri pareva avessero aperta una breccia nel muro dell’intolleranza, il discorso sui diritti ha subìto diverse battute d’arresto (nella foto, Aurelio Mancuso segretario di Arcigay Nazionale presiede alla conferenza su ‘Laicità e diritti civili’ a Salerno di un anno fa, insieme a Francesco Colucci, Piero Cardalesi, Lorenzo Forte, Nicola Landolfi e Michele Capano. Presente don Franco Barbero). Il sindaco Mario De Biase pare soccombere ai ricatti della destra, i cui consiglieri si richiamano ormai direttamente alla Curia per problemi di interesse consiliare e, nel polverone mediatico, gay e lesbiche sono isolati e indeboliti in un clima non certo facile. «Aperture? Macché, ci hanno proposto una sede impraticabile a Parco Arbostella, lontanissima dal centro e piena di amianto, un materiale che fa venire il cancro – protesta Pasquale Quaranta, presidente dell’Arcigay di Salerno – e ci hanno chiesto persino i soldi per ristrutturarla! A me pare che questo sia l’atteggiamento di chi ti vuole letteralmente fare fuori e sbeffeggiare non di chi ti vuole aiutare».
«Aperture ce ne possono anche essere ma occorre capire quanto di quello che si promette prima delle elezioni si mantiene dopo – ci dice Tony Villani, architetto e responsabile cultura dell’associazione salernitana – il candidato Cucco Petrone, dei Verdi, che ha partecipato a vari incontri nostri ci ha dato l’impressione di sentire molto le nostre richieste e riponiamo in lui fiducia per ottenere innanzitutto una sede per servizi di ascolto, di prevenzione e di lavoro che chiede la cittadinanza». Ed è proprio a Battipaglia, la città di Petrone, che sarà presentata, subito dopo le elezioni, la proposta per l’istituzione di un Registro delle Coppie di fatto. Ma l’associazione è esasperata e dopo tante porte in faccia e mezze promesse l’unico modo per tenere alto l’interesse sulle questioni gay è una bella manifestazione in piazza. L’Arcigay di Salerno insieme alle associazioni cittadine vicine al movimento, ha deciso di organizzare un corteo di protesta insieme alla cittadinanza per il prossimo giugno, con tre giornate di “Gay Pride” per le strade della città, e chissà che un nuovo tempo dei diritti per la nuova Campania, la Regione Ponte, come si dice, tra l’Europa e il Mediterraneo, partano proprio da qui, la città più bella del mare nostrum.

di Alessandro Federici

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