CAPIRE I GIOVANI GAY

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Cosa c'è in un giovane disperato? Parla lo psicologo

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In ambito omosessuale, le esperienze di tipo depressivo, di quanti hanno dovuto fare l’inesorabile percorso di autoaccettazione, non mancano. E’ noto che gli adolescenti con un orientamento gay hanno un tasso di tentativi di suicidio più alto rispetto ai loro coetanei eterosessuali. E in Italia la situazione non è molto diversa.

Essere adolescenti gay

Se la crisi adolescenziale in generale getta le basi del cambiamento sia fisico, con la crescita e le modificazioni corporee tipiche dell’età puberale, sia psicologico, con l’affermarsi di primi elementi di specificità-diversità dal contesto, ciò e vero anche per l’adolescente omosessuale. L’adolescente gay dovrà affrontare da solo questi dubbi e incertezze, gli interrogativi esistenziali e le questioni più semplicemente pratiche.

Le domande che spesso si pone non trovano risposta e conferma anzi laddove ci siano risposte vanno nel senso di sopprimere, evitare, reprimere o nella migliore delle ipotesi curare.

"Non essere così!"

Nella nostra esperienza (chi scrive lavora presso l’Istituto Gay Counseling RomaMilano, per approfondimenti – si consulti Del Favero/Palomba, Identità Diverse, Kappa ed. 1996) solo un caso su cento ha avuto genitori o un ambiente sociale che hanno permesso loro spontaneità e libertà d’espressione, e quindi una sana crescita verso quelle che sono gli orientamenti personali. Al contrario le ingiunzioni, ancora oggi come ieri, sono del tipo: "Non devi avere questi pensieri", "Non vestirti in quel modo, che sembri una donna", "Non comportarti in modo così eccentrico", eccetera. Nell’adolescenza, di ciò nessun psicologo si stupisce, l’atteggiamento è spesso di contrapposizione e rifiuto (controdipendenza) a volte anche aggressivo. Nel caso di un adolescente gay, il rifiuto esterno e la conseguente paura del proprio sentire fanno sì che egli rivolga questa aggressività contro se stesso.

Mi uccido perché…

Le motivazioni per il suicidio possono includere un desiderio di rinunciare a fronteggiare ostacoli percepiti come insormontabili, o un desiderio intenso di porre fine ad uno stato emotivo estremamente doloroso che viene percepito dal soggetto come interminabile.

Così la maggior parte dei ragazzi apprendono che l’omosessualità è sbagliata, che tutti si devono sposare, anche se non fanno figli. La rottura di queste regole, avviene quando un bambino comincia a rompere con queste aspettative, si sente "diverso", alienato e solo.

In questo stadio e con queste difficoltà, la stima di sé è bassa, i sentimenti omosessuali sono rigettati e causa di sensazioni sgradevoli. Il soggetto per evitarli a livello cosciente, mette in atto inconsapevolmente difese psicologiche tipo il diniego, la repressione, le razionalizzazioni e la sublimazione. Queste difese possono avere effetti disastrosi: ogni volta che un individuo nega l’esistenza dei suoi sentimenti o evita di esprimersi, si procura una ferita. Riversa le proprie energie verso l’interno, sopprimendo la sua vitalità: la gioia così diviene meno intensa, la felicità un po’ sottotono, e col passare degli anni si aggiungerà l’effetto cumulativo di questi ed altri fattori. In definitiva nel pre-coming-out i soggetti non sono consapevoli dei sentimenti omosessuali, non sanno descrivere quello che non va; comunicano i loro conflitti a livello comportamentale, o attraverso malattie psicosomatiche o tentati suicidi, ecc.

Ricorrere allo psicologo

Tra i o le giovani la percentuale dell’invio più o meno forzoso a terapeuti scelti dalle famiglie è altissimo soprattutto dopo la "rivelazione" della propria omosessualità. Fortunatamente molti terapeuti hanno recepito i cambiamenti del DSM (il manuale dei disordini mentali) e dell’OSM (Organizzazione Mondiale della Sanità); molti sono invece coloro che perseguono nel tentativo di modificare l’orientamento sessuale facendo ulteriore violenza e rendendo assai più difficile l’acquisizione di una percezione positiva di sé e della propria identità omosessuale.

L’aiuto psicologico in questi casi è importante e utile, ma non sempre possibile. Spesso a causa delle tensioni che già esistono all’interno della famiglia, o perché l’invito fatto al giovane è un obbligo non di scelta. Ma quando il tentativo è stato commesso (il suicidio è un reato non punibile) allora può essere necessario un intervento, diciamo, dall’alto che di solito in questo caso è accompagnato da un sostegno farmacologico. Un terapeuta preparato e oserei dire "specialista" dovrebbe considerare con estrema attenzione la questione e il modo di stabilire una buona alleanza ai fini del lavoro psicologico, dovrebbe essere esente, o quasi, da considerazioni omofobiche, e aver elaborato pregiudizi e stereotipi sull’omosessualità e abbia approfondito la sua propria componente omosessuale… un terapeuta così, forse, non è facilissimo da trovare!

Un aiuto dalla società

Sul piano più sociale da anni la scuola è addietro, addirittura secondo me più di tante famiglie le quali, grazie al cambiamento culturale avvenuto su queste tematiche, sono più aperte e sanno meglio "ascoltare" questa realtà. Spero che i figli non debbano "usare" questa modalità autoaggressiva per farsi ascoltare! Infine spesso è proprio la socializzazione e l’appartenenza ad una comunità, e gli scambi che avvengono al suo interno (come qui su gay.it) che sono un’ottima azione di prevenzione cosiddetta primaria.

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