Cappato: lotto per togliervi il triangolo rosa dai vestiti

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Dalla prima associazione gay italiana all'impegno a Bruxelles, il candidato radicale alle Europee ci racconta le sue battaglie per i diritti gay. E le differenze con gli altri...

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Marco Cappato, sei candidato per la Lista Bonino-Pannella per le elezioni europee nei collegi Nord-ovest, Nord-est, Centro e Sud Italia. Sei conosciuto dai nostri lettori anche perché sei stato arrestato a Mosca per avere partecipato al gay pride. Perché i lettori di Gay.it dovrebbero votare Lista Bonino-Pannella? E perché dare una delle tre preferenze proprio a te?

Perché i Radicali hanno da sempre lottato con coraggio e convinzione per la democrazia, lo Stato di diritto, i diritti umani e le libertà fondamentali in Italia, in Europa e nel mondo, ed in particolare per affermare i diritti di coloro che subiscono l’oppressione, la persecuzione, l’esclusione da parte di regimi autoritari e non liberali. Tra questi diritti vi sono naturalmente i diritti delle persone LGBT. In qualità innanzitutto di militante radicale, ho lottato per portare avanti queste battaglie al Parlamento europeo come deputato europeo nella legislatura che volge al termine ed in quella precedente, oltre che lanciando ed appoggiando iniziative radicali e di Certi Diritti, l’associazione radicale per i diritti LGBT.

Facciamo un passo indietro: cosa hanno fatto in concreto i Radicali per i diritti LGBT in Italia? Si ha l’impressione che oggi siano molti i partiti impegnati per i diritti LGBT, quindi perché votare per la Lista Bonino piuttosto che per gli altri?

Fin dalla nascita del movimento LGBT in Italia, quando da destra i gay venivano visti come malati e peccatori e da sinistra come "devianti borghesi" indegni di supporto, i Radicali hanno ospitato il FUORI! – la prima associazione italiana LGBT – nelle sedi del PR. FUORI! E PR si sono poi federati, portando alla candidatura ed elezione di esponenti radicali e LGBT impegnati per la liberazione sessuale e l’eguaglianza sin dalle elezioni del 1976. Abbiamo assicurato all’Italia una legge sul cambiamento di sesso nel 1982. In Italia abbiamo depositato ripetutamente progetti di legge per l’eguaglianza, il matrimonio tra persone dello stesso sesso, le unioni civili, l’adozione, la lotta alle discriminazioni, riconosciuti in sempre più numerosi Stati europei e non, e partecipato ai gay pride intesi come momento di lotta e di rivendicazione politica di diritti civili. Penso che sia necessario votare Lista Bonino-Pannella anche oggi, piuttosto che altri partiti che a parole sostengono i diritti LGBT, perché siamo l’unico partito a portare avanti assieme all’associazione radicale Certi Diritti col suo segretario Sergio Rovasio (candidato nella Circoscrizione Centro Lazio, Toscana, Umbria e Marche) una campagna di Affermazione Civile delle coppie dello stesso sesso che chiedono che i loro diritti siano riconosciuti, questione che sarà affrontata dalla Corte Costituzionale e per la quale è necessario mobilitarci da subito.

E al PE cosa hanno fatto gli eletti radicali nelle scorse legislature per i diritti LGBT?

Anche nel Parlamento europeo abbiamo combattuto per assicurare che vi fossero appelli e norme per i diritti delle persone LGBT: Marco Pannella era firmatario dell’iniziativa che ha portato alla risoluzione storica del 1994, che chiedeva per la prima volta agli Stati europei di superare le discriminazioni riconoscendo le unioni tra le persone dello stesso sesso, affermando cosi il principio di eguaglianza. Fin dai suoi inizi, abbiamo sempre appoggiato la costituzione e l’attività dell’Intergruppo LGBT al PE. Nel corso della legislatura che è appena terminata, con Marco Pannella ed Emma Bonino abbiamo contribuito ad assicurare che il PE approvasse ben 3 risoluzioni contro l’omofobia che attaccavano il governo russo e polacco per avere proibito i gay pride ed il Vaticano per fomentare odio e discriminazione; una relazione sui diritti umani che comprendeva una sezione molto ambiziosa sui diritti delle persone LGBT; la nuova direttiva anti-discriminazioni nell’accesso ai servizi, ai beni, inclusa la casa e nell’educazione; una relazione sulla libera circolazione nell’UE che chiede che le coppie dello stesso siano riconosciute da tutti gli Stati membri; abbiamo proposto e fatto approvare una risoluzione sul caso di Medhi Kazemi, gay rifugiatosi in Gran Bretagna che rischiava di essere rinviato in Iran e che grazie anche alla presa di posizione del PE si è salvato; abbiamo assicurato un dibattito al PE per un appoggio formale dell’UE alle iniziative ONU sulla depenalizzazione dell’omosessualità nel mondo.

Marco tu hai partecipato al gay pride di Mosca nel 2007 e sei stato arrestato (in foto). Perché hai partecipato? Ci puoi raccontare della tua esperienza? A quale altro gay pride hai partecipato?

Con militanti radicali russi ed italiani abbiamo partecipato al gay pride di Mosca per una semplice ragione: la libertà di manifestazione è un diritto fondamentale che deve essere assicurato a tutti, anche alle persone LGBT, per difendere i diritti LGBT, anche in Russia. La Russia è membro del Consiglio d’Europa, della Convenzione europea sui diritti umani e le libertà fondamentali e la Corte di Strasburgo che ne assicura l’applicazione ha affermato che negare il diritto a manifestare con un gay pride è una violazione della Convenzione. Quindi la Russia deve autorizzare i gay pride, cosa che non fa, come si è potuto vedere anche quest’anno: è negata l’autorizzazione dalle autorità per tenere il gay pride, i manifestanti sono lasciati in balia di estremisti religiosi e nazionalisti violenti, sono picchiati e poi arrestati dalla polizia. Purtroppo in Russia accade ancora di peggio, dalla Cecenia all’assassinio dei giornalisti alla mancanza di elezioni libere. A Gerusalemme siamo stati rinchiusi in uno stadio in occasione del gay pride: le autorità temevano violenze da parte dell’improvvisata alleanza ecumenica degli estremisti religiosi cattolici musulmani ed ebrei, contro  le persone LGBT.

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