CARI LETTORI, CI SPOSIAMO

di

Alessio De Giorgi, direttore di Gay.it, e Christian Panicucci, community manager, si "pacsano" il prossimo 21 ottobre a Roma. Nel loro messaggio ai visitatori del sito, le motivazioni...

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Care lettrici, cari lettori,

eccoci qui, finalmente sul nostro sito, ad annunciarvi il nostro "PACS", il primo PACS pubblico su suolo italiano, a pochi metri dalla Camera dei Deputati e dal Vaticano. Non ci sembrava opportuno, come conproprietari con Davide Buselli e la società PlanetoutPartners editrice di gay.com, meleggiarvi dando la notizia del nostro PACS con una intervista, o peggio ancora con un servizio fotografico sugli sposini e così via. Un editoriale, semplice ed essenziale, è secondo noi sufficiente per annunciarvi l’evento, spiegarvi le ragioni, condividere con voi la gioia del momento.

Quindi, eccoci all’annuncio: ci "pacsiamo". Grazie al fatto che uno di noi due, Christian per la precisione, ha la doppia nazionalità, possiamo usufruire della legge francese che nel novembre 1999 stabilì che due persone, anche dello stesso sesso, potevano siglare al tribunale della città di residenza o, se residenti all’estero, di fronte al console, un "PAtto Civile di Solidarietà", un PACS per l’appunto, con cui si stabiliscono diritti, doveri e rapporti economici della coppia. Possiamo farlo perchè abbiamo la fortuna che uno di noi ha la doppia nazionalità: diversamente, come ben sapete, nell’ordinamento del nostro paese nessuna forma di riconoscimento, neppur minima, delle coppie omosessuali è possibile, se non grazie a Registri delle Unioni Civili istituiti in alcune città italiane, dal valore pressochè simbolico.

Perchè lo facciamo? Beh, innanzitutto per ragioni personali. Sono oltre dieci anni che stiamo insieme, e avendo questa possibilità offertaci dalla legge francese, l’abbiamo colta pensando al PACS come ad un momento di festa, di celebrazione, di formalizzazione della nostra coppia di fronte a parenti, ad amici, a persone che condividono con noi la battaglia per un mondo dove gay e lesbiche possano essere più felici. Un po’ momento romantico tutto personale, un po’ momento solenne: per noi "pacsarci" significa soprattutto questo. Qualcuno ci chiederà se ne sentivamo davvero il bisogno, se davvero era necessario per noi formalizzare dopo 10 anni il nostro rapporto. La risposta è altrettanto ovvia: certo che no, dopo 10 anni un rapporto non sente davvero più la necessità di formalizzarsi, di istituzionalizzarsi. Ma comunque, perchè doversi precludere un momento di festa e di romanticismo? Perchè a noi gay deve essere precluso? Perchè necessariamente dobbiamo toglierci quello che anche gli eterosessuali più alternativi continuano a fare, come se niente fosse? In nome di quale ideologia dovremo rinunciare ad un momento di gioia e di festa?

La seconda ragione è ovviamente politica. Celebrare la nostra unione in via Giulia a Roma, a poche centinaia di metri da Vaticano e Camera dei Deputati, significa porre la questione, ormai ineludibile, della necessità di riconoscimento anche nel nostro paese delle coppie di fatto omosessuali. Porre la questione alle due istituzioni che in Italia impediscono una soluzione. Porre la questione a chi, dentro e fuori la politica, ritiene le unioni di due donne o di due uomini un fulgido esempio di disordine morale, da combattere e disincentivare, o più semplicemente qualcosa di cui disinteressarsi per compatibilità politiche. Lo facciamo innanzitutto per noi, perchè un giorno vorremo poterci "sposare" in italiano, di fronte al Sindaco della nostra città, Pisa, ma anche ovviamente per le tante, tantissime coppie gay e lesbiche che non hanno la cittadinanza francese e non possono veder riconosciuto il loro amore: per lo Stato italiano il compagno o la compagna semplicemente non esiste.

Il 21 ottobre è la data fatidica. Arriveremo vestiti in abiti formali ma non esageratamente eleganti, perchè questo è il nostro stile e l’immagine che vogliamo dare agli altri. Non ci saranno cavalli bianchi, nè bomboniere, nè cose orrende tipo il taglio della cravatta: anche se fossimo stati eterosessuali, avremo probabilmente evitato parte della ritualità legata al matrimonio. Ci saranno però gli invitati, ci sarà un banchetto anche se non molto formale, c’è una lista di nozze, ci sarà – ed è una delle parti più interessanti del tutto – un viaggio di nozze in Australia, anche a seguire i Gay Games.

Come già il matrimonio dei due ragazzi di Latina, è certo ed è sperabile che il nostro PACS contribuisca alla battaglia per una legge che anche in Italia, com’è già in gran parte d’Europa, riconosca le coppie gay e lesbiche. Un piccolo passo, su un cammino iniziato molti anni fa da qualche matto della comunità gay italiana – come Franco Grillini – che a quel tempo veniva criticato perche noi gay dovevamo ‘abbattere’ il matrimonio e non scimiottarlo, e che arriverà a compimento tra qualche anno, ma purtroppo certamente non in questa legislatura.

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