Casini: “Sì alle unioni civili, ma i gay non vogliono nozze”

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Il segretario dell'Udc, intervistato su Rai 1, apre al riconoscimento di tutele per le coppie conviventi, anche gay. Ma poi precisa: "Il matrimonio? Forzatura ideologica dei gay che...

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“Chi convive, siano persone dello stesso sesso o di sesso diverso, ha diritto ad avere tutele civili è un fatto di garanzia del diritto”. A dirlo è stato il segretario dell’Udc Pierferdinando Casini intervistato oggi durante la trasmissione di Rai 1 “Uno Mattina”. Un’apertura importante da parte di un partito sempre così legato agli indirizzi politici che arrivano dal Vaticano, ma che precede un’altrettanto chiara chiusura nei confronti del matrimonio gay.

“Il matrimonio gay – sottolinea l’ex presidente della Camera – è un’idea che mi trova agli antipodi. Conosco tanti gay che non pensano al matrimonio  e che ritengono questa impostazione una forzatura ideologica. Ci sono tanti gay che non vanno al Gay Pride”.

Da Facebook gli risponde uno di quei gay che invece il matrimonio lo vorrebbe, al punto di celebrare le nozze con il suocompagno a Oslo.

 “Gli amici gay di Casini non vanno al Gay Pride – scrive sul social network Sergio Lo Giudice, attivista gay e capogrupo del Pd a Bologna -. Vanno di giorno al Family day, di notte a cercare sesso nei parchi“. “Il punto non è volersi sposare o meno – chiarisce Lo Giudice – ma che lo stato ti neghi la libertà di decidere se farlo o no”.

“Siamo seriamente preoccupati dalla superficialità delle valutazioni di un politico che si candida al governo del Paese – è il commento di Paolo Patanè, presidente nazionale di Arcigay – e che valuta l’opportunità di riconoscere un diritto fondamentale come quello di sposarsi e di realizzare l’eguaglianza tra le persone prendendo a prestito, e interpretando, le impressioni della sua cerchia di amicizie e conoscenze”.  “Al di là dell’indeterminatezza, da bassa astuzia, del riferimento di Casini a mai precisate “tutele civili” – continua Patanè -, ci sembra che sia molto più semplice un approccio laico ed europeo che riconosca finalmente la libertà di ognuno, eterosessuale o omosessuale che sia, di sposarsi civilmente ovvero di non farlo”.

Una parte del mondo gay, quindi, non si accontenta davanti a quella che ad alcuni è sembrata solo una mossa nella strategia delle alleanze. “Ma il punto forse è tutto lì – conclude Patanè -: un approccio laico ed europeo non è possibile a chi forza e altera l’appartenenza del nostro Paese al mondo Occidentale, sulla base dei suoi convincimenti religiosi imposti come metro normativo per tutti. Ancora una volta sollecitiamo tutte le forze politiche a fare scelte ed alleanze che non imprigionino l’Italia nella morsa di una politica becera e bigotta”.

Apprezza l’apertura di chi “fino a poco tempo fa non voleva sentir parlare di leggi a tutela delle forme di convivenza”, Aurelio Mancuso, presidente di Equality Italia, che però precisa: “Parlare pro o contro il matrimonio gay senza tenere conto della effettiva realtà dei fatti – spiega Mancuso – è un esercizio propagandistico, in cui la vita quotidiana delle coppie è strumentalizzata per accreditare da una parte e dall’altra posizioni retoriche e pregiudiziali. La richiesta della parità di diritti e di doveri da parte delle coppie gay non è solamente legittima, ma è stata riconosciuta da sentenze delle Corti Costituzionale e di Cassazione. Il dibattito è semmai su come questo principio possa trovare piena applicazione nel nostro ordinamento, cercando di superare dibattiti ideologici e di convenienza partitica”.

Secondo l’associazione radicale Certi Diritti “va riconosciuto al leader dell’Udc di aver finalmente aperto una breccia in un’area politica che si era sempre caratterizzata alle obbedienze clerical-vaticane”. “La direzione è certamente quella giusta – dichiara in una nota l’associazione -. Riguardo il suo sentirsi agli antipodi sul riconoscimento del matrimonio, forse anche lui prima o poi comprenderà le ragioni di centinaia di migliaia di cittadini che chiedono di poter accedere a tale istituto considerato ormai il vero traguardo dell’ugugaglianza, facendo magari tesoro di quelle stesse ragioni che vedono il premier britannico David Cameron o il Primo Ministro neo-zelandese, conservatori, tra i principali sostenitori del matrimionio civile tra persone dello stesso sesso”.

A lanciare la sfida ci pensa l’Idv con Franco Grillini per il quale “dato che si voterà tra 8 mesi c’è tutto il tempo per andare in Parlamento e fare una buona legge in materia di diritti civili e delle coppie conviventi”. ”Per noi – ha aggiunto – la strada corretta è quella dell’estensione del matrimonio civile alle coppie omosessuali ma anche di un pluralismo dei diritti da riconoscere come in Belgio e in Svezia. Casini ribadisce il suo no ai matrimoni gay, che non condividiamo, ma almeno stavolta lo dice senza offendere come e’ successo in altre occasioni”.

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